Mandibules: recensione della commedia stralunata con mosca gigante di Quentin Dupieux, fuori concorso a Venezia 2020

06 settembre 2020
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Il regista più folle del cinema francese, Quentin Dupieux, torna con una commedia sull'amicizia, meno dark del solito, ma non meno divrtente, in cui la fa da padrone una mosca gigante e Adèle Exarchopoulos ruba la scena con un piccolo ruolo comico spassoso.

Mandibules: recensione della commedia stralunata con mosca gigante di Quentin Dupieux, fuori concorso a Venezia 2020

Un’ossessione per gli oggetti, e per la loro capacità di provocare feticismo, ma anche di essere curiosi strumenti per divertire, ma anche uccidere, seppure con una risata dello spettatore. La carriera sul grande schermo del fenomeno della musica francese Mr. Oizo aka Quentin Dupieux, diventato un regista di culto, è segnata dalla bizzarria, tanto quanto poi lui riconduce con una certa serietà transalpina le sue opere a storie semplici e non poi così strane. Come dimenticare lo pneumatico assassino di Rubber (2010), o i lavori degli anni americani, come Wrong Cops (2012), poi il ritorno in patria, con quello che a nostro avviso rimane il suo film migliore, maturo e compiuto: Doppia pelle, dello scorso anno, con Juan Dujardin e la sua ossessione feticista per le giacche scamosciate.

In Mandibules torna a lavorare con attori meno noti, anche se i due amici tontarelli protagonisti del film, Jean Gab (!) e Manu, David Marsais e Grégoire Ludig, sono un duo comico francese, nato sul web e passato in televisione, piuttosto noto in Francia. Nel film i due si trovano nel bagagliaio della macchina una mosca gigante, che decidono di addestrare per utilizzarla come drone e farci un sacco di soldi, non proprio leciti. Non molto come trama, ma quello che conta è ovviamente il viaggio, in questo ennesimo film on the road della sua filmografia, che è soprattutto un film di incontri e, insiste molto Dupieux, di fatto un film positivo e sull’amicizia, dopo tanti lavori ironici ma a loro modo funerei.

L'incontro più memorabile di tutti è quello con Adèle Exarchopoulos, finalmente in un ruolo diverso dai suoi soliti post La vita di Adele. È spassosa nei panni comici di una ragazza costretta da un problema alle corde vocali ad urlare sempre, anche quando non vorrebbe. Molto brava e divertente, potrebbe essere per lei l’occasione di una riconversione benvenuta alla commedia.

Mandibules è un film giocoso, elogio della ingenuità in cui la mosca diventa un giocattolone con cui omaggiare i mostri dei film fantastici anni ’50. Non mancano le trovate spiazzanti, surreali e capaci di suscitare risate a scena aperta. Merito degli attori, tutti azzeccati, e del gusto del paradosso che rimane intatto in Dupieux, anche nei colori pastello di questo inedito capitolo. I tormentoni sono già serviti, pronti a entrare nel linguaggio comune degli spettatori, mentre la scena finale è al solito la summa del cinema dell’autore francese: geniale, spiazzante e molto più significativa, meno giocosa o fine a sé stessa, di quanto sembri.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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