Malignant: la recensione dell'horror di James Wan

15 settembre 2021
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Per il suo nuovo horror James Wan sceglie una storia originale, che punta più sulla costruzione della tensione che sui jump scares, ma non riesce a portare a termine il compito senza sbavature. La recensione di Daniela Catelli.

Malignant: la recensione dell'horror di James Wan

L'atteso nuovo horror di James Wan, che dopo aver inaugurato la saga interminabile di Saw ha dato il via anche a quelle di Insidious e The Conjuring, è una storia originale che parte in modo, se ci passate la battuta, elettrizzante, fin dai bei titoli di testa. Chi sarà il mostro fuggito da un ospedale psichiatrico, che uccide in modo atroce il compagno violento di Maddie, una donna incinta che ha subito molti aborti, e che continua a terrorizzarla, mostrandole la sua vendetta sui medici che un giorno lo hanno operato? E lei che c'entra in tutta questa storia?

Un po' Darkman un po' Il fantasma dell'opera, il Gabriel del film, che – non è chiaro perché – esercita un controllo soprannaturale sugli apparati elettrici ed elettronici, attraverso i quali si manifesta e parla, è davvero il diavolo, o un male biologico molto più vicino alla storia personale della protagonista (un'ottima Annabelle Wallis)? Senza fare spoiler, diremo che nel titolo c'è già la risposta. È molto abile James Wan nella realizzazione di un film che gioca con il cinema horror degli anni Novanta, quello che oltre che sullo spargimento di sangue (che non ci viene certo risparmiato) si basava sulla tensione e non sui prevedibili jump scare di cui sono ricchi i prodotti di questo inizio millennio. Sì, anche in Malignant c'è una sagoma oscura che appare all'improvviso quando spegni/accendi la luce, ma non è l'uomo nero che si nasconde sotto il letto o il demone che ti fa “bu!” spuntando dai posti più insensati. Manca invece l'ironia che abbondava negli splatter anni Ottanta, ma Wan è uno che il genere lo ha sempre preso sul serio.

Se citavamo Il Fantasma dell'opera; è proprio perché c'è un collegamento esplicito col protagonista del romanzo di Gaston Léroux e dei film che ne sono stati tratti, che è non solo la sua mostruosa apparenza, ma anche la capacità di attraversare con sicurezza, forza e agilità un mondo sepolto, qua rappresentato dalla vecchia Seattle, sopra la quale è stata costruita la città moderna ma che conserva ancora carrozze e residui del passato. Si legge tra le righe l'ambizione di unire con questa immagine le vecchie e le nuove paure del genere.

Ma se il film è confezionato benissimo, con un uso del digitale sensato (ovvero quando si passa dal mondo di Maddie alle visioni indotte da Gabriel) e prospettive di ripresa ricercate e a tratti da capogiro, dinamismo dell'azione e un villain molto originale e al tempo stesso evocativo, il cui modo particolare di muoversi ci verrà rivelato assieme al mistero, proprio con la rivelazione il fascino della storia - che a un certo punto coinvolge madre e sorella del protagonista, oltre a due detective sbrigativamente liquidati in un finale già frettoloso di suo - si sfalda e sfiora il ridicolo. Dalla visita della sorella all'istituto in cui Maddie e Gabriel sono stati rinchiusi, la sceneggiatura comincia a perdere forza e coerenza. Chi ha visto Basket Case di Frank Henenlotter, cult movie del 1982 a zero budget, si accorgerà che Malignant ne è un po' l'antitesi e gli assomiglia pure, fatte le debite proporzioni, tranne, appunto, che per l'ironia che gli avrebbe giovato in certi momenti.  Al di là degli evidenti difetti, comunque, per oltre metà è un horror di buon livello, che si segue con curiosità e senza noia, in questo superiore alla media dei film di genere che ultimamente riescono ad arrivare sul grande schermo.

Malignant
Il Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD


  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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