Maledetto il giorno che t'ho incontrato: la recensione della commedia con Carlo Verdone e Margherita Buy

05 agosto 2020
4.5 di 5
4

A metà fra commedia sentimentale e road movie, Maledetto il giorno che t'ho incontrato segna un punto di svolta nella carriera di Carlo Verdone, affiancato da una Margherita Buy che è il suo doppio.

Maledetto il giorno che t'ho incontrato: la recensione della commedia con Carlo Verdone e Margherita Buy

Ci tiene a citare se stesso e i suoi film iniziali Carlo Verdone nella prima parte di Maledetto il giorno che t'ho incontrato. Lo fa - scimmiottando ad esempio il Manuel Fantoni di Borotalco in una scena in accappatoio o ripensando al Cristo che s'immola di un discorso di Padre Spinetti di Acqua e Sapone quando definisce la chitarra di Jimi Hendrix "stuprata, violentata, posseduta, sodomizzata" - per indicare una cesura, un cambio di rotta. La commedia con Margherita Buy, infatti, è, fra le altre cose, uno spartiacque fra un cinema romanocentrico e una commedia più internazionale, che porterà il regista di Bianco, rosso e Verdone a viaggiare per l'Italia e perfino per l'Europa.

Maledetto il giorno che t'ho incontrato è ambientato a Milano, una Milano ancora da bere memore sì dei fasti e degli sperperi del rampantismo yuppie, ma consapevole di una crisi politica e morale evidenziata dallo scandalo di Tangentopoli e dall'equazione politica/corruzione. In un simile scenario benestante e borghese, e quindi privo di quei caratteristi di stampo popolare che prendevano in giro Leo di Un sacco bello dalla finestra o parlavano di incidenti automobilistici con Enzo (sempre di Un sacco bello), l'attore-regista compie due ulteriori passi avanti. Da un lato abbandona "il tipo" (o archetipo, o macchietta) a favore di personaggi tridimensionali e complessi, e dall'altro riesce a rappresentare un'umanità (o generazione, quella del quarantenni) confusa, irrequieta, fragile e più di ogni altra cosa nevrotica.

Ecco, la storia dell'amicizia fra Bernardo Arbusti e Camilla Landolfi è soprattutto una summa delle manie e delle fissazioni di una certa tipologia di individui, uomini e donne che, a differenza di ciò che hanno fatto i loro nonni o genitori, non nascondono i propri turbamenti ma parlano ripetutamente di ansiolitici e antidepressivi, di polveri lassative e di rimedi naturali vari. Sono gli ipocondriaci ma anche i trangugiatori compulsivi di farmaci, cugini più morigerati degli odierni consumatori a stelle e strisce di pillole e pillolette, quasi sempre chiuse (almeno nei film) in contenitori arancioni.

Il Serenil e il Deploxan sono il collante fra Billa e Berny, che insieme tentano di superare la paura dei film dell'orrore e gli attacchi di claustrofobia. E' logico quindi che nelle loro vite si affacci anche la psicanalisi, proprio come in una commedia di Woody Allen. Per questo si avverte anche una matrice un po’ anglosassone nel film, ed è impossibile non notare una somiglianza fra la ragazza pazzerella della Buy e il personaggio di Meg Ryan in Harry ti presento Sally. Perfino la screwball comedy fa capolino in Maledetto il giorno che t’ho incontrato, nonostante i dialoghi, perfetti e ritmati, non siano poi così al vetriolo. Verdone, poi, non viene rintontito dal fascino della donna di turno. No, Billa non è l'Alice di Ornella Muti (di Stasera a casa di Alice) né la Natasha Hovey di Acqua e Sapone. E’ un doppio e un'estensione di Bernardo e una specie di amico del cuore con cui il musicologo può parlare di "lingua a pennello" e di un uomo che fa sesso "come un fratello Karamazov". Billa è un po’ anche Margherita Buy, che resta a tutt'oggi la partner migliore di Carlo, che l'ha felicemente ritrovata in Ma che colpa abbiamo noi, altra commedia dove la psicanalisi ha un ruolo centrale.

Fa specie pensare che l'attrice non abbia vinto il David di Donatello per la sua performance. Come il suo compagno di set, è capace di infinite variazioni di registro e spesso ruba la scena al regista, ad esempio nella scena in cui - sacrilegio dei sacrilegi! - sfascia la chitarra appartenuta a Hendrik. Ed Hendrix, lo sappiamo tutti, è una delle passionacce di Carlo Verdone, che ci regala così un altro pezzo di sé e che intuisce, insieme alla co-seceneggiatrice Francesca Marciano, la necessità di un cambio di passo e forse di tono a metà vicenda. Film più di interni che di esterni nella prima parte, Maledetto il giorno che t'ho incontrato sposa gli stilemi di una rom-com che è anche road movie nella seconda, con un indimenticabile viaggio in moto con sidecar e una Buy avvolta in scialle beige e di verde vestita. A un certo punto si affaccia perfino un elemento mistery, che consente al film di non sedersi né avviarsi verso un finale troppo scontato.

Anche i personaggi secondari hanno spessore in Maledetto il giorno che ti ho incontrato: l'algido strizzacervelli Ludvig Altieri (Alexis Meneloff), il noiosissimo regista teatrale (Giancarlo Dettori) e Adriana (Elisabetta Pozzi), la fidanzata di Bernardo che lo lascia perché con lui l'intimità è diventata "una minestra riscaldata". Infine c'è Richard Benson, musicista underground che interpreta se stesso e che ospita Arbusti nella trasmissione Juke-box all’idrogeno. Come Billa e Berny, tutti costoro sono specchio di un'Italia diversa, dove ancora si poteva guadagnare esercitando la professione che più si amava e dove, se si perdevano 5000 sterline, la vita offriva ancora cento milioni di fantastiche opportunità.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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