Malati di sesso Recensione

Titolo originale: Malati di sesso

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Malati di sesso, la recensione della commedia con Francesco Apolloni e Gaia Bermani Amaral

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Malati di sesso, la recensione della commedia con Francesco Apolloni e Gaia Bermani Amaral

Il problema non è certo la voglia di guardare a Harry ti presento Sally, né quella di rifare para para (ma male) la famosa scena dell’orgasmo alla tavola calda.
Il problema non è nemmeno che, nonostante la durata sia sotto i novanta minuti, non c’è abbastanza ciccia per riempire una sceneggiatura e un film come si deve, traducendo in maniera quasi meccanica il tocco e il ruolo di Claudio Cicconetti in varie riprese col drone, accompagnate dalle canzonette, o nel vorticare attorno ai protagonisti nel tentativo di animare situazioni statiche.
Con un po’ di buona volontà, si potrebbe anche passare sopra alla solita carrellata di case fighette, al gioco a ping pong tra Prati, Trastevere e Castel S.Angelo, al precario senza soldi con le Saucony ai piedi, al fatto che si dovrebbe credere alle gallerie autostradali mentre ai lati delle auto dei protagonisti passano vespe e scooter che al massimo siamo sotto al tunnel della Tangenziale Est (anzi, al massimo la Galleria Pasa, che la tangenziale fa troppo Roma Sud).
Su Troiano che recita con l’accento e il tono di Troisi no, su quello no. Ma il problema, quello vero, è che Malati di sesso non lo sa, che film deve essere, evidentemente scisso tra le intenzioni del produttore (e forse del regista) e l’ego debordante del suo sceneggiatore e protagonista.

Perché Francesco Apolloni, che è uno che ama da sempre parlare di sé, e parlare di sé come di un gran seduttore, ostentando però al tempo stesso il lato dolce, si piazza bene bene al centro della storia, privilegiando un punto di vista maschile (e un po’ maschilista), facendo vedere che è solo grazie a lui, e alla sua maturazione, e alla sua arte - sì, perché qui è anche scultore - che tutti possono trovare l’equilibrio che cercano.
Specie la sua versione speculare ma in minore, che è la povera Gaia Bermani Amaral, non una grande attrice ma nemmeno antipatica, e ben piazzata nello spettro che intercorre tra comicità e sensualità.
Ma anche i due personaggi minori, scritti con l’accetta, finiscono per essere solo puntelli al protagonismo del protagonista: sia il malato di gioco Troiano che la svagata comportamentalista animale siculo-mongola di Elettra Capuano, che pure qualche sorriso lo strappa, assieme alla commessa silenziosa di un negozio di animali.

E allora c’è poco da fare: per soddisfare tutte le sue ambizioni, Malati di sesso finisce con l’oscillare pericolosamente tra i temi del film di Reiner cui guarda (l’amicizia uomo-donna, il sesso che rovina tutto, l’accettazione delle proprie fragilità e del sentimento) e parentesi da cinepanettone che non c’entrano niente (Apolloni alle prese con l’esame della prostata, ma anche le gite a Courmayeur o in un ashram piazzato in un trullo salentino). E col risentire del peso delle ambizioni delle riflessioni su amore e sesso di Apolloni, che forse perfino su Cioè verrebbero ritenute banali.
Dire che è un peccato sarebbe esagerare, certo.
Ma va anche riconosciuto che forse, nelle sue intenzioni Cicconetti, al netto della sua estetica pubblicitaria, era più sincero, e forse a fare una commedia sofisticata ci ha provato davvero. Il fatto che tutto sommato il film non sia becero, quello gli va riconosciuto, sta lì a dimostrarlo.

Malati di sesso
Il Trailer Ufficiale del Film - HD
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Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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