Ma come fa a far tutto? - la recensione del film

23 settembre 2011
3 di 5

Ma come fa a far tutto? è l'(auto)ironico ritratto del ménage tradizionale, attualissimo e affatto facile di un giocoliere che con due mani tiene in aria almeno quattro vite

Ma come fa a far tutto? - la recensione del film

Ma come fa a far tutto? - la recensione del film


Sarah Jessica Parker è una donna multitasking che, inarrestabile come un marine, si aggira a passo svelto per le strade di New York. Ha due figli che ama, un marito che ama, un lavoro ai vertici di un'azienda che ama e no, non stiamo parlando del sequel di Sex and The City e nemmeno di uno spot della Mulino Bianco. Ma della nuova commedia in cui l'icona Carrie Bradshaw lascia il passo alla donna Kate Reddy. Ma come fa a far tutto? è l'(auto)ironico ritratto del ménage tradizionale, attualissimo e affatto facile di un giocoliere che con due mani tiene in aria almeno quattro vite, rischiando ogni secondo di perdersene una.

Tratto dall'omonimo bestseller di Allison Pearson - oltre 4 milioni di copie vendute - che Oprah Winfrey ha definito "l’inno nazionale delle madri lavoratrici", il film è scritto da Aline Brosh McKenna, già sceneggiatrice de Il diavolo veste Prada, che ne sposta l'ambientazione inglese tra Boston e New York. Tuttavia, lontana da ogni pseudo-rivendicazione femminista a colpi di Martini e crisi compulsive da shopaholic, la dinamica descritta è decisamente meno fashion e si avvicina con ironia alle acrobazie di chi - donna o uomo - architetta ogni giorno un precario equilibrio fatto di asili, suoceri, festicciole di compleanno e scadenze di progetti lavorativi che potrebbero cambiare il mondo. La fatica di inventare nuovi tempi di coppia, la gioia per l’arrivo della baby-sitter, o quel mix di sollievo e senso di colpa di trovarsi finalmente nell'open space dell'ufficio, tra nevrosi adulte, sono solo alcune delle variabili del caso molto rappresentativo e poco singolare di una mamma in carriera. Delle sindromi abbandoniche da donna single di Carrie & co. non resta granché, se non un sospiro di sollievo. Il marito Richard (Greg Kinnear) e l'avvenente collega di lavoro (Pierce Brosnan) sono figure ben presenti che difendono degnamente la categoria maschile alternando richieste di attenzione a confortanti dimostrazioni di collaborazione, amore e supporto. Ce l'abbiamo fatta.

La teoria psicosomatica del dover essere contenti a tutti i costi, perchè viviamo scelte volute, desiderate e ambite è consolante, ma disonesta. Tanto vale invece accettare che la follia familiare in cui ci si infila scientemente e felicemente passa per la ricerca giornaliera di un equilibrio che non è sempre divertente, ma che con un po' di coraggio e ironia può essere vissuta col sorriso tipico di una commedia americana. Ma come fa a far tutto? prende quella che per sei serie TV e due film è stata l'icona delle surreali avventure dell'universo single e la inserisce nella storia di una donna-moglie-madre in carriera e dei suoi dilemmi senza perderne in comicità. E la ricetta è vincente.



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