Love is in the air: la recensione della commedia romantica francese con Ludivine Sagnier

24 agosto 2015
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Un viaggio in quota da New York a Parigi per scoprire tutto su una storia d'amore.

Love is in the air: la recensione della commedia romantica francese con Ludivine Sagnier

Una commedia romantica in business class nei cieli dell’oceano Atlantico, nel corso di un volo fra New York è Parigi. È questo lo scenario in cui è ambientato Love is in the air, tentativo del cinema francese di avventurarsi nei territori della leggerezza romantica sofisticata, che ha avuto per anni la nazionalità statunitense, in particolare la cittadinanza di New York City, ma che dagli anni ’90 si è rinnovata con successo in Inghilterra. Siamo dalle parti dei film della Working Title, da Notting Hill a Love Actually, senza che si arrivi a quel livello di scrittura, intendiamoci.

La struttura è quella del viaggio in uno spazio chiuso che costringe i passeggeri/protagonisti a convivere per molte ore, senza vie d’uscita. In questo palcoscenico salgono Antoine e Julie, vicini di posto per caso, ma soprattutto una coppia piena di passione fino a tre anni prima. Ora si odiano, almeno lei la vede così. Fra un gin tonic e una turbolenza, Love is in the air racconta con continui flashback la vicenda che ha portato i due bei fanciulli a New York, ma soprattutto a porre fine alla loro storia d’amore, pieni di rimpianto. La sceneggiatura è costruita su misura per Nicolas Bedos. E' lui a intepretare Antoine, lo sciupafemmine che aveva trovato finalmente l’amore. In Italia non lo conosciamo, ma in Francia è una celebrità sempre in movimento fra teatro, scrittura, cinema, televisione e altro ancora. Pronto alla polemica, difficilmente lascia indifferente: lo si ama o lo si odia. Di certo la bella Ludivine Sagnier nel film lo ama davvero, questo lo si capisce fin dai primi minuti, dalle prime rievocazioni di una fase divertente di avvicinamento fra i due. Fa piacere vedere la musa di Ozon, ormai cresciuta, recitare una volta tanto in un ruolo leggero, dimostrando una naturale predisposizione al sorriso che la sua filmografia non lasciava intuire.

Julie ha tante paure. Quella di fidarsi di Antoine, affrontata rifugiandosi in una gelosia patologica, ma soprattutto di affrontare il mondo del lavoro, di scoprire se la sua passione per la scultura nasconde un vero talento. Come non bastasse vive in una dépendance della casa della madre, amante della bottiglia e frustrata dagli uomini (tutti bastardi) della sua vita; ma forse anche lei più che altro dalla sua più grande paura: scegliersene uno da avere in casa.

La vicenda risponde alle svolte necessarie al genere, sia ben chiaro, ma evita troppe crisi diabetiche e risulta piuttosto riuscita la combinazione fra dialoghi di qualità, attori convincenti e una regia frizzante e capace di non farci mancare l’aria a quelle altezze. Gli attori di contorno, i figuranti che entrano ed escono dalla vita di Antoine e Julie, sono poi particolarmente efficaci, non facendo mai prendere troppo sul serio questa commedia romantica alla francese, ma dal sapere gustosamente apolide. Il merito è, come detto, anche del regista, Alexandre Castagnetti. Nato come musicista, diventato un fenomeno mettendo una canzone ogni domenica su youtube, trova una chiave visiva poco tradizionale. Figlio di un cantante d’opera veronese trasferitosi in Francia, nipote di Alberto Castagnetti, rimpianto allenatore storico di Federica Pellegrini.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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