Lords of Chaos Recensione

Titolo originale: Lords of Chaos

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Lords of Chaos: recensione del film di Jonas Åkerlund presentato al Seeyousound International Music Film Festival di Torino

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Lords of Chaos: recensione del film di Jonas Åkerlund presentato al Seeyousound International Music Film Festival di Torino

C'è chi parla di un dissidio ideologico, con un satanista dalle simpatie comuniste da un lato, e un sostenitore dei culti neopagani dichiaratamente nazista dall'altro. Chi, più prosaicamente, sostiene che in fondo si sia trattato solo di una questione di soldi. Chi poi mette assieme tanti elementi che, nel contesto sempre più estremo e paranoide della scena black metal nella Norvegia a cavallo degli anni Ottanta e i Novanta, hanno creato una combinazione esplosiva, e mortale.
Ma la verità, sull'assassinio di Euronymous per mano di Kristian "Varg" Vikernes - aka Burzum, aka Count Grishnackh - la conoscono solo i diretti interessati.
Di certo non la conosce Jonas Åkerlund: ma il suo è un film, non un documentario. Un film che peraltro apre con una didascalia esplicita: “Based on truth… lies… and what really happened”.
Come a dire, ci sono dei fatti documentali; il resto - lo si giudichi vero o falso - è una speculazione soggettiva.

Qual è allora la speculazione di Lords of Chaos? Quale la sua verità?
O, in altre parole, cosa interessava davvero a Åkerlund, che quella scena e quel mondo l’ha conosciuto dal di dentro, in qualche modo, quando era il batterista dei Bathory, in Svezia?
Penso sia la storia di una degenerazione che è umanissima, altro che Satana. La storia della rivalità tra due ragazzi estremi e fuori di testa, ma a modo loro fragili; tra due persone che hanno deciso di credere con così tanta convinzione al mondo che si sono creati da non riuscire più ad uscirne, nemmeno volendo.
Poser, è una delle parole chiave di questo film. Poser, colui che finge di essere quello che non è, di far parte di un mondo per esservi accettato, o per farsi bello agli occhi di qualcun altro.

Da un lato Vikernes: che all’inizio appare come un ragazzino timido e intimorito da Euronymous, il suo mito; che viene deriso per la patch degli Scorpions che porta sul gilet di jeans; che torna a casa, a Bergen, nella sua casa borghese, ferito ma determinato a dimostrare qualcosa; che tornerà a Oslo e verrà sospettato di essere un poser, prima di dimostrare il suo talento musicale e l’assoluta mancanza di limiti morali, e che sarà in quello in grado di fare, e ispirare, tutte quelle nefandezze di cui gli altri avevano solo parlato senza mai agire.
Dall’altro Euronymous: che invece nasce come leader un po’ folle, anche se mostra subito un lato tenero nel rapporto con la sorellina; che non si fermerà nemmeno di fronte alla morte violenta di Dead, uno dei primi cantanti dei Mayhem e che anzi lo spingerà ancora più oltre col suo delirio di onnipotenza, fino a sentirsi “immune alla realtà” e “senza più limiti”; e che invece, quando le cose inizieranno a farsi troppo serie, e troppo gravi, e troppo a lungo, e a perdere la leadership, inizierà a ritrarsi, a fare passi indietro.

Tra loro, quella che viene definita una strana competizione, una lotta per stabilire chi sia il poser e chi no (“who’s fake?”), una relazione vagamente omoerotica che termina nel sangue per esaltazione e gelosia.
“I just talk,” ammette Euronymous. “You’re an embarassment,” gli risponde spietato Varg prendendolo a coltellate.
Ma quello che non gli ha perdonato, a quell’Euronymous che era il suo mito e che poi ha ridotto a “market genius”, non era tanto la falsità di certe sue posizioni, o una qualche forma di pavidità, quanto il tradimento di un ideale, di un progetto, e ancora di più di un’amicizia che forse non era mai nata davvero.

Tutto questo, almeno, nella verità di Lords of Chaos e del suo autore. Di un Åkerlund cui interessava andare alla radice umana delle cose, più che il folklore perverso e omicida che gli faceva da cornice, che utilizza a scopi spettacolari e per smitizzarlo, e ricondurlo a sentimenti umani e universali.
E allora, forse per la prima volta, ecco che lo svedese trova davvero una sintesi perfetta tra la forma e il contenuto.
Dove le allucinazioni visive e disturbanti sono giustificate e controllate, e dove dietro all’essere esagerati e perversi dei protagonisti, nel loro sguardo e nei loro gesti, si cela una complessità e una fragilità che sono quelle di tutti.

Ci sono i personaggi, in Lords of Chaos, c’è una ricostruzione precisa e senza ipocrisie di un movimento musicale, delle sue ambizioni, del suo scontrarsi col Mercato (“It has to sell, otherwise what are we doing here?”). C’è un’analisi spietata e sanguinosa, con scene disturbanti e affascinanti, di cosa significhi davvero aderire a un’immagine e un immaginario, e cosa succede quando tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere e sembrare entrano in attrito.
C’è il ritratto di una stagione folle e violenta, che forse era il sintomo di qualcosa di più grande e complesso: di un mondo che stava cambiando, e che già mostrava il Vuoto angosciante con cui tutti noi dobbiamo confrontarci.

Lords of Chaos
Il Trailer Ufficiale del Film - HD
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Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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