Lontano da qui Recensione

Titolo originale: The Kindergarten Teacher

19

Lontano da qui: recensione del dramma indipendente interpretato da Maggie Gyllenhaal

- Google+
Lontano da qui: recensione del dramma indipendente interpretato da Maggie Gyllenhaal

Il titolo originale di Lontano da qui, La maestra d’asilo, sintetizza bene l'identikit della protagonista di questo indie americano, remake di un film israeliano, una delle sorprese dello scorso Sundance. Maggie Gyllenhaal, al solito abbonata ai ruoli scomodi, coraggiosi e un po’ morbosi, è Lisa, un’insegnante frustrata di un gruppo di adorabili bambini di una scuola d’infanzia newyorkese. Si intuisce subito come amerebbe poter plasmare allievi più grandicelli, e quindi più ricettivi alla sua passione smodata per la poesia. Invece deve accontentarsi di pulirgli il naso, di farli giocare e dormire, con giusto qualche rudimento per imparare a leggere e scrivere. Intendiamoci, è lei a leggere così il suo lavoro.

La sua vita personale è altrettanto statica e noiosa, con l’unico sussulto provocato da due figli ormai adolescenti, in fase quindi di cocciuta ribellione e sempre pronti ad alimentare la poca autostima della madre. La sera frequenta un corso di poesia tenuto da un poeta molto preso, e non poco paraculo, interpretato da Gael Garcia Bernal. Delle lezioni che scuotono il mare piatto della sua vita e stupiscono i suoi famigliari, compreso il marito sempre più trascurato.

Lisa non ha molto talento - è l’enorme buco nero della sua vita -, ma crede di riconoscerne in grandi dosi in uno dei suoi bambini dell’asilo, il piccolo Jimmy. L’iniziale interesse per il suo dono diventa sempre più un’ossessione morbosa per questa cratura, che le sembra una gemma da preservare da una società indifferente al talento. Tende sempre di più, insomma, a inglobarlo nella sua bolla di incompresa isolata in una battaglia contro chiunque ‘non capisca’ questa loro ossessione. Lisa inizierà a usare i versi del piccolo Jimmy per farsi apprezzare a lezione, per (ri)trovare un minimo di sicurezza in se stessa. Interessante è la costruzione delle sue giornate da pendolare, così come la scelta di farla vivere in una realtà bolla così particolare per New York come il quartiere isolato di Staten Island, un’isola con lo skyline di Manhattan che sembra a portata di mano, ma anche sempre più lontano quando ci si avvicina col ferry.

L’opera seconda di Sara Colangelo è nobilitata da una performance davvero simbiotica col suo personaggio della Gyllenhaal, capace di rendere oggetto di discussione scelte assurde e disturbanti di Lisa, la sua ambiguità morale, di mettere in luce il suo lato oscuro senza diventare grottesca, ma anzi misurata e al lavoro sui piccoli gesti proprio quando le azioni della maestra si fanno più estreme, urlate. Lontano da qui, poi, solleva molti interrogativi sull’educazione, sul suo ruolo e i suoi confini, oltre a mettere in luce la sfida di chi deve riconoscere il talento altrui avendo la consapevolezza di esserne privo.

Nell’era del politicamente corretto, del diktat sempre più inevitabile del bianco o nero, una storia che si concentra sui grigi, sulle ombre e i lati oscuri fino all’essere disturbante, ossessionato, malato. Per uscire dalla zona di conforto, anche come spettatori, ponendosi domande, utili anche solo a confermare le risposte date per scontate, ma frutto di una nuova riflessione, di una messa in discussione sempre benvenuta.

Lontano da qui
Il Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD
2871


Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
Lascia un Commento