Loin des hommes - la recensione del film con Viggo Mortensen

31 agosto 2014
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Un western algerino tratto da un racconto di Albert Camus.

Loin des hommes - la recensione del film con Viggo Mortensen

Le capacità del poliglotta Viggo Mortensen non smettono di stupire. Non bastava recitare in spagnolo, inglese, danese, lakota o elfico. Ora in Loin des hommes, western di ambientazione algerina del francese David Oelhoffen, dimostra di padroneggiare anche il francese e l’arabo. Impossibile non partire da lui, dalla sua dimestichezza consolidata nell’aggirarsi fra dune sabbiose con il suo profilo arcaico, per raccontare un film che ci conduce in un luogo remoto dei monti dell’Atlante algerino. Siamo nel 1954, nei mesi in cui gli atti di ribellione nei confronti del dominio coloniale francese si fanno più frequenti e presto porteranno all’indipendenza. In mezzo alle montagne desertiche il protagonista, Daru, colono di origine spagnola, ma nato in Algeria, insegna ai bambini locali la geografia di un paese che non visiteranno mai, la Francia.

Mentre i rischi per la sua incolumità aumentano con il crescere dei fermenti di ribellione, un gendarme gli consegna un uomo, colpevole di aver ucciso il cugino, per condurlo in una cittadina non lontana per essere incarcerato e processato. I parenti della vittima lo cercano per vendicarsi, situazione che scatenerebbe una faida senza fine, secondo le leggi non scritte di quelle popolazioni. La soluzione, secondo lo stesso omidica arabo Mohamed, sembra essere costituirsi alla giustizia francese e venire giustiziato. Ma Daru non è d’accordo.

Lui è un uomo solitario, colono fra altri coloni, perso fra i monti, pronto a tutto per seguire la sua coscienza, per fare la cosa giusta. In un periodo di omaggi all'esistenzialista Albert Camus arriva, dopo Il primo uomo di Gianni Amelio, l'adattamento del racconto "L'ospite".

Un lavoro particolarmente riuscito è stato fatto sulla colonna sonora: quella musicale composta fra gli altri da Nick Cave, ormai abitudinario del genere, ma anche quella costituita dai rumori di una terra arcaica: il vento che soffia implacabile, i cavalli al galoppo che sollevano sabbia, le pietre taglienti dei monti.

Il regista applica gli stilemi del cinema western, utilizzando i canyon dell’Atlante come fosse la Monument Valley in un film di John Ford, con qualche omaggio a Lawrence D’Arabia. La crisi algerina è solo la cornice di una storia che ruota intorno a valori umani come l’etica, la giustizia, il senso dell’onore e il coraggio di accettare le conseguenze delle proprie azioni. Visivamente di grande fascino, non sempre galoppa verso l’orizzonte al tramonto, qualche volta indugia in qualche passo al trotto di troppo, ma rimane un godibile classicone che sarebbe piaciuto a Lean come a Ford.
Film di volti: quello di un convincente Viggo Mortensen, scavato e fiero, ma anche quello di Reda Kateb, tra i più interessanti del cinema francese di seconda generazione.





  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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