Lo and Behold: il futuro è oggi, recensione del documentario di Werner Herzog

04 ottobre 2016
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Lo sguardo tagliente e acuto del genio tedesco si posa questa volta sulle tecnologie digitali e su come stanno cambiando il mondo.

Lo and Behold: il futuro è oggi, recensione del documentario di Werner Herzog

Cambiano i territori, ma le esplorazioni di Werner Herzog sono sempre condotte col medesimo spirito. Cambiano gli spazi e gli oggetti, i soggetti, ma la mappatura rimane la stessa, e la stessa rimane anche la voglia di scoprire cosa c'è, cosa ci può essere, oltre il limite del conosciuto, oltre il confine del possibile.
In passato il tedesco ha esplorato e raccontato la voglia di conquista dei cieli amazzonici, i tentativi di fondersi con la wilderness del Grande Nord, lavorato di analogia tra i ghiacci e i mari polari e gli spazi siderali, e si è immerso nella capsula temporale di grotte antichissime. In ognuna di queste situazioni e circostanze, ha inseguito l'uomo, il senso della sua esistenza, la bramosia di superare e spostare in avanti la soglia delle sue possibilità:delle sue potenzialità.

Con Lo and Behold: il futuro è oggi il territorio è quello impalpabile e metafisico del mondo digitale, di internet, delle intelligenze artificiali, e l'attitudine di Herzog è la stessa di sempre. Quella del cartografo, che traccia e descrive un atlante (anche storico) dell'universo dei bit; quella dell'esploratore, che vuole vedere cosa c'è dopo, cosa c'è oltre (e che risponde "I would come along" a Elon Musk quando l'imprenditore parla dei viaggi su Marte); e quella del filosofo che raccoglie e solleva domande e interrogativi su come l'uomo possa vivere e mutare in questo contesto nuovo, meraviglioso, estremo e ricco d'interrogativi e incognite sul futuro.

Sono tantissime le domande che, fin dai suoi primi minuti, vengono fatte da Herzog ai suoi intervistati, a sé stesso, all'umanità, in Lo and Behold. Come controllare ciò che avviene in rete? Quali le implicazioni etiche delle intelligenze artificiali? Come gestire il diritto alla privacy e allo stesso tempo garantire i soggetti contro lo sciacallaggio online? Come reagire a una pervasività digitale che crea dipendenze? Quale la differenza reale tra vita fisica e vita digitale? Cosa accadrebbe di fronte alla sparizione improvvisa e catastrofica di internet? Esiste la possibilità che la rete sviluppi una sua coscienza? Come reagire agli inevitabili slittamenti della morale, della definizione stessa di umano, nel mondo digitale?

Né indiscriminatamente apologetico di fronte alle straordinarie opportunità che la tecnologia lascia presagire, né ingiustificatamente luddista di fronte ai rischi e ai suoi lati oscuri, Herzog è come sempre accompagnato da profonda curiosità umana e antropologica, possiede sempre uno sguardo attento alle implicazioni filosofiche di quello che riprende, e non nasconde la sua simpatia per i personaggi meno allineati che incontra sul suo cammino: dall'eretico Ted Nelson, a Musk, all'hacker Kevin Mitnick, al fisico e astronomo Lawrence Krauss.
E, nel flusso sempre più intricato, complesso e sovrabbondante di informazioni, riconosce nell'utopia della telepatia o dell'autocoscienza della rete quella sfida umanissima - superumana, anzi - che l'ha sempre affascinato e sempre l'affascinerà.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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