Limonov - The Ballad: la recensione del film in concorso al Festival di Cannes

19 maggio 2024
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Il russo Kirill Serebrennikov adatta a modo suo il libro di Emmanuel Carrère sul controverso Eduard Limonov, affidando a Ben Whishaw il ruolo di protagonista. Il film arriverà prossimamente nei cinema italiani con Vision. La recensione di Limonov di Federico Gironi.

Limonov - The Ballad: la recensione del film in concorso al Festival di Cannes

Non sono certo che questo nuovo film di Kirill Serebrennikov riuscirà a raccontare qualcosa di sostanziale su Eduard Limonov a chi non lo conosce. E di certo con il libro, bellissimo, di Emmanuel Carrère che ha raccontato complessa e controversa figura della storia recente russa, questo film non ha praticamente nulla in comune, raccontando una storia tutto sommato diversa, con un altro taglio, con altri obiettivi.
D’altronde, questo è un film e non un libro. E d’altronde, già nel titolo, che è Limonov - The Ballad, si capisce che questo non è un film biografico tradizionale, ma appunto una ballata (letteraria e musicale).
Di Limonov, della sua vita, della sua attività letteraria, di quella politica, questo film dà solo impressioni, accenni, suggestioni. Perché ciò che è chiaro è che a Serebrennikov sta a cuore meno a cuore raccontare un personaggio, la sua opera, la sua ideologia che non il fatto di raccontarlo con un linguaggio cinematografico singolare e ben definito.

Il regista abbandona i toni del precedente La moglie di Tchaikovsky, che ne aveva compresso il linguaggio cinematografico dentro una confezione da mélo classico, e torna all’esuberanza sregolata, alcoolica, dopata e sfacciatamente punk di Petrov’s Flu: un film che, col senno di poi, si potrebbe considerare anche una sorta di prova generale di questo Limonov.
Dal suo protagonista Serebrennikov mutua ciò che ritiene importante: il vitalismo esagerato, il ribellismo incessante (e magari fine a sé stesso), l’anarchia sregolata, la voglia di provocare e fare sempre il contrario di quanto ci si aspetti. Limonov procede incessante, senza una pausa, senza un filo logico che non sia quello della volubile e inarrestabile voglia del suo protagonista si seguire l’istinto, la distrazione, la suggestione momentanea e fugace, la sua voglia di cambiare serata, locale, amici, o vita, nel giro di un secondo

Eduard Limonov era dominato da una sincera attitudine punk, e quella stessa attitudine è quella del film che lo racconta e che racconta la malinconia e la solitudine sotto alla ribellione. Ecco che allora il punk di Serebrennikov si esprime nel modo in cui si muove la macchina da presa, nel montaggio, nella recitazione, certo, ma anche, e specie nella lunga parentesi newyorchese, nel modo in cui il personaggio e la storia interagiscono le scenografie: quasi a voler dire che Limonov era personaggio troppo inquieto, troppo scalmato, troppo esplosivo per essere contenuto dentro a una struttura, cinematografica e fisica tradizionale. Dentro un set tradizionale.

Verso la fine di questo film ipercinetico, disperato, volgare, appassionato, contraddittorio, capace a tratti di un fascino perverso come quello del personaggio che racconta, quando anche la fame di vita e di esperienze di Limonov sembra essersi placata, e trasformata in una sete di potere e riconoscimento, nel momento in cui Serebrennikov affronta quindi, con stupefacente fuggevolezza, la fase politica del suo protagonista, il carcere e quel che è venuto dopo, il film si apre improvvisamente, e in maniera quasi vertiginosa, su un baratro che è quello rappresentato dalla Russia odierna, la Russia di Putin, la Russia che ha invaso l’Ucraina e che ancor prima dell’invasione aveva usato proprio Limonov e i suoi in Donbass.

Anche in questo caso, Serebrennikov non svela nulla di nuovo, ma si tratta, probabilmente, del suo modo per raccontare, ancora una volta, la sua dissidenza intellettuale rispetto alla politica e al leader del suo paese. Un paese che ha avuto in Eduard Limonov l’incarnazione di contraddizioni e nevrosi antiche, ma ancora più contemporanee.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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