Life - la recensione del film con Robert Pattinson e Dane DeHaan presentato alla Berlinale 2015

10 febbraio 2015
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L'amicizia fra un fotografo di Life e James Dean in un fim di Anton Corbijn.

Life - la recensione del film con Robert Pattinson e Dane DeHaan presentato alla Berlinale 2015

Nel 1955 si incontrarono diventando amici due giovani sul punto di dare una svolta alla propria carriera artistica. Un momento complesso per loro, quello in cui dimostrare a se stessi prima che altri altri di valere non solo per il proprio talento, ma anche per le scelte che avrebbero compiuto. I due erano James Dean, il cui film La valle dell’Eden stava per uscire nei cinema, e il fotografo dell’agenzia Magnum Dennis Stock. A quest’ultimo venne commissionato un servizio fotografico sull’attore stella nascente di 23 anni. Non che Stock fosse molto più grande, aveva 26 anni, e si arrabattava con qualche scatto dei VIP presenti alle feste. Curioso contrappasso che a interpretare un paparazzo scontento sia proprio Robert Pattinson, mentre James Dean è interpretato da uno dei giovani talenti più interessanti del cinema americano, Dane DeHaan.

L’incontro fra uno spirito libero e un inquieto giovanissimo padre che non vedeva mai il figlio li portò in giro per gli Stati Uniti: da New York, in cui una mattina di pioggia venne scattata una delle mitiche foto di Dean a Times Square, a Los Angeles e l’Indiana. Il regista olandese Anton Corbijn ha raccontato in Life la genesi di alcune delle iconiche immagini di quello che diventerà uno dei miti dello spettacolo, anche per la sua morte avvenuta pochi mesi dopo, a 24 anni.

Corbijn ha già affrontato la fugace parabola di un idolo tormentato in Control, storia di Ian Curtis, frontman dei Joy Division. Se pensiamo che lui stesso è noto come fotografo sembra aver sintetizzato nei due personaggi se stesso e la sua passione per il racconto del talento giovane e ribelle. È doloroso, poi, pensare che abbia raccontato anche l’ultimo capitolo di un altro genio della recitazione, Philip Seymour Hoffman, con l’ultima inquadratura di La spia, in cui parcheggia la macchina in silenzio e si allontana scomparendo per sempre.

Ne fim di Corbijn il fotografo Dennis Stock si rende conto che questo ragazzo potrà rappresentare la gioventù americana a cui sta stretto il perbenismo degli anni ’50 e assapora quel ribellismo che Dean rappresenterà al cinema, ma che il decennio successivo scatenerà nella società intera. Life racconta magnificamente quello che c’è intorno all’icona, l’uomo che stava per diventarlo grazie alla soprannaturale dote che è la fotogenia, il carisma naturale. “Come fai a far sembrare tutto così facile?” gli chiede a un certo punto Stock, ossessionato dal soggetto dei suoi scatti, ma che, nella disinvoltura con cui passa ad altro una volta sviluppati i rullini e pubblicato il servizio su "Life", sembra anticipare la società contemporanea della celebrità: pronta a tutto per vampirizzare la star del momento, lasciandola presto esangue senza troppi complimenti. La società dei media con cui sta lottando proprio Robert Pattinson.

DeHann è straordinario nella sua interpretazione di un James Dean colto nello struggente momento di cui si rende conto di non poter fare niente, nonostante la sua natura ribelle, per evitare che la vita cambi per sempre. Proprio mentre sta per ottenere quello per cui ha lottato per anni si sente sul baratro, in preda al terrore delle conseguenze di una vita da star del cinema. Momenti in cui farebbe di tutto per poter restare in famiglia, nell’Indiana, sul trattore, fra i campi, insieme alla sua famiglia di religiosissimi quaccheri che l’ha circondato d’amore facendogli superare il dramma della morte della madre. Quella provincia americana in cui era stato bambino felice.

Ma arriva la realtà a svegliarlo dal sogno, la voce tuonante di Jack Warner che gli dice che è ora di tornare a New York per la premiere de La valle dell’Eden.

Robert Pattinson, che dopo una prima parte di assestamento in cui ci impiega un po’ per caratterizzare la svagatezza ciondolante del suo personaggio, regala una buona interpretazione. Il suo percorso di maturazione come attore passa anche per scelte intelligenti come questa di Corbijn, che lo fa stare al buio dietro al flash, non sotto i riflettori nei panni di James Dean. A suo agio anche Alessandra Mastronardi che interpreta Anna Maria Pierangeli, una delle donne della vita dell'attore.

Life è la storia di due persone colte nel momento in cui stavnno per compiere due percorsi diversi: quello di un uomo di talento in grado di frenare qualche volta e quello dello spirito libero, che qualsiasi cosa accada non può fare a meno di accelerare, sacrificando tutto, ma alimentando l'amore di noi spettatori per il cinema.





  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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