Libere disobbedienti innamorate - la recensione dell'opera prima di una regista palestinese

01 aprile 2017
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La storia di tre ragazze a Tel Aviv e delle loro difficoltà ad imporsi in un mondo tradizionale e maschilista.

Libere disobbedienti innamorate - la recensione dell'opera prima di una regista palestinese

È un po' fuorviante il titolo italiano di questo film, di produzione franco-israeliana ma scritto e diretto da una palestinese, Libere disobbedienti innamorate (con o senza virgole, non s'è ben capito) che ha echi di commedia e ricorda, per assonanza, quel Giovani, carini e disoccupati con cui nel 1994 venne tradotto il più incisivo Reality Bites di Ben Stiller. In realtà l'originale In Between, "nel mezzo", è sicuramente più coerente col contenuto di un film che racconta un mondo – quello femminile e giovanile dell'odierna Tel Aviv – che sta a metà tra un passato di sottomissione e un presente di ribellione ed emancipazione. Ancora meno sensati sono i rimandi a Sex and the City, citato da più fonti: l'opera prima della regista Mayasaloun Hamoud racconta – senza particolari pruriginosi e nessuna frenesia dello shopping  - la vita quotidiana di tre giovani coinquiline in una città ribollente di stimoli e tensioni, tutte e tre in modo molto diverso impegnate ad affermare se stesse. Se qualche strizzata d'occhio al cinema americano c'è, è inserita in un contesto che non potrebbe essere più lontano dalle metropoli statunitensi, New York inclusa.

Stavolta non si parla di guerre, conflitti e di tutto quello che il cinema palestinese e israeliano che arriva in Occidente in genere ci racconta, ma l'attenzione è incentrata su tre ragazze che lottano per affermare il proprio diritto di scelta in un mondo maschilista: la disinibita avvocata Leila, bella, fumatrice e consumatrice di droga ma in fondo inguaribile romantica, che si innamora a prima vista di un bel ragazzo conosciuto a una festa; la dj omosessuale Salma e la tradizionalista Noor, fidanzata con un uomo molto religioso e in procinto di laurearsi in informatica, che subentra nell'appartamento alla cugina che si è sposata.

Se in qualcosa questo film militante rivela la sua natura di opera prima è nella necessità di metterci dentro di tutto, per far vedere quanti e quali ostacoli le donne si trovino ad affrontare nel loro percorso di emancipazione e come solo la solidarietà femminile riesca a salvarne l'integrità. Tutte cose vere e lodevoli, ma che richiedono a volte per essere dimostrate qualche espediente narrativo un po' forzato, come la trappola messa in atto ai danni dell'ipocrita e lascivo fidanzato di Noor.

Da un lato c'è il fondamentalismo islamico, dall'altro uomini in apparenza moderni e liberali che non si impegnano seriamente con donne “troppo” libere pur dicendo di amarle e famiglie che cercano di combinare improbabili matrimoni a beneficio del proprio status sociale e che minacciano di mandare la figlia in manicomio alla scoperta del suo orientamento sessuale. Un macrocosmo che si concentra in tre personaggi simbolo e in una città vivace e piena di opportunità di studio e lavoro nonché di divertimento, che non a caso attira un'immigrazione interna da tutte le zone di Israele. Una città accogliente e moderna, però, secondo Hamoud, solo in apparenza, dove vive bene chi si sottomette alla morale dominante e viene punito chi cerca la libertà di essere se stesso.

Al di là di certi eventi orchestrati un po' meccanicamente, In Between è comunque un bell'esordio e dipinge con vividi colori (molto bella la fotografia) e una attenzione particolare alla colonna sonora una realtà giovanile e femminile di estremo interesse e con la quale è impossibile non solidarizzare. Sicuramente è un film in grado di colpire e affascinare anche il pubblico occidentale, pur se gli manca quello scarto autoriale in grado di creare un'empatia totale con le sue belle e brave protagoniste, a cominciare dal personaggio di Leila (Mouna Hawa), dedita agli stupefacenti e con una sigaretta perennemente tra le dita. Comportamenti estremi e autolesionisti (anche) attraverso i quali, nel film, sembra passare la liberazione femminile, a ennesima dimostrazione, forse, che c'è ancora molta strada da fare.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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