Les ogres: la recensione della torrenziale storia di una compagnia teatrale itinerante

25 gennaio 2017
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Un film francese diretto dalla giovane Léa Fehner.

Les ogres: la recensione della torrenziale storia di una compagnia teatrale itinerante

“Non è circo, ma teatro itinerante”. Lo specifica con orgoglio il fondatore della compagnia protagonista di Les ogres, letteralmente gli orchi, diretto dalla giovane Léa Fehner, allieva della Fémis di Parigi. Un titolo che rimanda agli spettacoli di un’altra epoca, ma che vuole identificare i componenti di questo variegato microcosmo, in cui tutti sbagliano, ma lo fanno pieni di buona fede e di voglia di vivere. Una carica incontenibile sembra possedere tutti i personaggi, la maggior parte veri attori di questo genere di performance portate in giro per la Francia; su tutti la coppia di anziani capi compagnia, e figlia, nella vita genitori e sorella della stessa Fehner, cresciuta da bambina in questo contesto. A far da contorno pochi attori professionisti, su tutte Adèle Haenel, che si è prestata a vivere per mesi insieme a questa composita brigata, adeguandosi al loro stile recitativo, tutto istinto.

Impossibile non notare la sincerità e credibilità che questo punto di vista privilegiato, ma poi diventato esterno, concede alla regista. Paradossale che proprio Léa Fehner, che aveva abbandonato quel mondo per fare del cinema, sia poi tornata alle origini per raccontarlo utilizzando gli strumenti formali del cinema, ibridandoli con una recitazione prossima al loro teatro itinerante, in cui lo spettacolo messo in scena è quello al di fuori del palcoscenico, quando il sipario del teatro si chiude. Sembra il circo, in effetti, fra tendone in cui esibirsi e roulotte in cui riposarsi e sfogare ardenti spiriti ormonali o superare la notte dopo pantagrueliche bevute. La differenza è che mettono in scena Cechov, di città in città, come sospesi in un’epoca lontana secoli, occupandosi loro stessi di promuovere gli spettacoli andando per mercati e piazze, strilloni umani e coinvolgenti.

Les ogres sono creature onnivore che portano disordine, la cui quotidianità è sconvolta dall’arrivo di un agente (normalmente) ordinatore come un bambino. In più una sostituzione fra le attrici si impone, e viene richiamata in tutta fretta una vecchia amante, in modo da generare ancora più confusione, riaprendo antiche ferite solo temporaneamente suturate.       

L’ibridazione era ad alto rischio, ma la Fehner trova un equlibrio fra febbrile e psicodramma, sfrontatezza e pudicizia, rimanendo concentrata sui corpi. Una vera famiglia, questi orchi, il cui equilibrio è continuamente in discussione, si sposta in avanti ogni volta che la vita li pone di fronte ai propri errori e limiti, subito esplorati in confronti fracassoni, violenti e sinceri. Les ogres è un film pieno di contatto fisico, sfrontato e sensuale, illuminato dalle fioche luci notturne dei fuochi di bivacco e bagnato dall’alcol e dalle lacrime, con un crescendo finale musicale e liberatorio che ricorda il Kechiche di Cous Cous.

Les ogres
Il trailer del film - HD


  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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