Le Notti dei Super Robot - la nostra riflessione su un genere mitico

24 novembre 2014
3.5 di 5
471

Tra Goldrake e Mazinga, un pezzo d'infanzia e di storia del costume

Le Notti dei Super Robot - la nostra riflessione su un genere mitico

Quarantadue anni fa, ad opera del mangaka Go Nagai, nascevano in Giappone i "Super Robot", con la serie anime Mazinga Z (1972-1974). Noi avremmo conosciuto il primo mitico robot pilotato da un essere umano solo nel 1980, dopo che la RAI aveva già mandato in onda quello che nella linea narrativa invece era uno dei suoi successori, UFO Robot Goldrake. Ma siamo seri: la continuity è un problema che possiamo sentire oggi, quando da complici ci siamo trasformati in appassionati attenti al pelo nell'uovo.

Organizzando le Notti dei Super Robot il 24 novembre e il 2 dicembre, Koch Media e Yamato Video ci danno la possibilità di riflettere a posteriori sulla portata del fenomeno targato Toei, che negli anni Ottanta ha letteralmente formato una generazione, quella di chi scrive. Navigando su YouTube, si osserva come le sigle di Mazinga, Goldrake, Getter Robot e Devil Man (ma anche Jeeg e Daitarn 3) facciano scattare una commozione feroce, al limite del disperato; se ci limitiamo alla reazione istintuale, discuterne è inutile. Eppure interrogando noi stessi gli elementi costitutivi del successo si possono isolare, e con essi anche le motivazioni di un coinvolgimento emotivo così viscerale.


Chi all'epoca lanciò l'allarme contro l'immaginario malato propinato ai più piccoli forse si fermava alla superficie, non volendo seguire vicende e caratterizzazioni. Il genere Super Robot trabocca infatti di sani principi e virtù sostenute fino al martirio: al confronto di un Rio che guida Mazinga, Paperino è persino più problematico e ambiguo. L'affetto familiare o parafamiliare che lega i piloti dei robot alla loro equipe, ai personaggi più piccoli d'età e ai destini dell'umanità è epico senz'autoironia: non può non conquistare un bambino, che prende tutto molto seriamente, e al massimo accetta di ridere con il buon Boss, il robot imbranato amico di Mazinga. Nella riproposta, in un nuovo doppiaggio con le voci storiche, la Yamato ci offre i mediometraggi realizzati per le sale cinematografiche, e per esempio in Il Grande Mazinga contro Getta Robot il tema portante è la rivalità tra i due equipaggi, che li indebolisce contro un nemico comune.

Nessun bambino come noi poteva poi resistere all'idea di ingigantirsi per interposta persona: i Super Robot sono "robot" fino a un certo punto, sono espansioni tecnologiche degli esseri umani, che li controllano come macchine e li usano come armature contro minacce che li schiaccerebbero altrimenti.
Le note delle sigle erano galvanizzanti non meno dei rituali per raggiungere navicelle e robot: evoluzioni coreografiche che scrivevano lo straordinario nel solco dell'abitudine. Non solo perché nella fantasia il mondo è sull'orlo dell'Apocalisse un giorno sì e un giorno no. Le esplosioni e le devastazioni, per la generazione di autori che sentiva ancora l'eco di Hiroshima e Nagasaki, erano tutt'altro che fantascienza. La creatività esorcizza.


Da un certo punto di vista le storie sono cariche di un'ingenuità che potrebbe deludere enormemente, col senno di poi, chi non filtri la realtà con gli occhi del bambino che fu, perché la comicità involontaria è dietro l'angolo. Dialoghi ultraretorici, situazioni forzate, ribaltamenti di fronte durante le sfide giustificati in modo approssimativo e arbitrario, tempi di montaggio datati, nomi ridicoli (Generale Belva Infernale è da applausi). Dove il contenuto per un adulto perde colpi, colpisce ancora invece quella patina che scandalizzò i vari detrattori: il lavoro di Nagai è visionario, un design che incrocia samurai, civiltà occidentali antiche (si parla di pseudo-Micenei) e allucinanti abomini surrealisti.

Rimane affascinante anche la naturalezza ingenua con cui Mazinga, Goldrake e Getta Robot non servono solo da arma ai loro piloti, ma ne riproducono nella recitazione sentimenti e sofferenze. E persino carattere e sesso: Venus è una robot femmina, Boss è un robot pasticcione, caratterizzazioni che all'avveniristica e seria ingegneria robotica di questi anime non dovrebbero interessare. E sono invece fondamentali nell'umanizzare metalli che per noi erano amici e commilitoni.


E si sorride anche per altre ragioni: i mediometraggi proposti dalla Yamato erano destinati alle sale, e sono quindi in un rapporto d'immagine Cinemascope 2.35:1, inedito per noi che vivevamo le loro avventure sui nostri televisori quadrati in 4:3 (nel mio caso a volte in bianco e nero!). Scorre davanti ai nostri occhi tutta l'artigianalità dell'anime più puro, sublimata dal maggiore respiro dell'inquadratura: la linea grezza, i movimenti simulati con movimenti rigidi di macchina, le animazioni poco fluide. Soluzioni produttivamente legittime di una tradizione che credeva e crede con pragmaticità nel racconto più puro. Si sorride quindi non per i limiti tecnici, ma per il ricordo di tutti coloro che per anni accusavano i maligni cartoon giapponesi d'esser "fatti col computer". Sì, magari!

Se scrivessimo che, dopo quarant'anni dalla loro creazione e dopo trenta dalla nostra infanzia, questi cartoon non sentono il peso degli anni, mentiremmo senza ritegno. Diciamo però tutta la verità: anche alla mente di un adulto appaiono un prezioso frammento di storia del costume e dell'audiovisivo.



 



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento