Le morti di Ian Stone - la recensione

17 luglio 2008

Ian Stone muore spesso e rinasce in esistenze sempre nuove. Se lui soffre di deja vu, lo spettatore de Le morti di Ian Stone non è da meno. Dopo aver diretto in Italia Sotto il vestito niente 2 e diversi sceneggiati televisivi, il milanese Dario Piana sbarca ad Hollywood: purtroppo il suo film finisce con lo sprecare un assunto ed un...

Le morti di Ian Stone - la recensione

Le morti di Ian Stone - la recensione

Ian Stone è un giovane giocatore di hockey, felicemente fidanzato con Christine. Un brutto giorno muore spinto sotto un treno in seguito ad uno strano incontro. Ian purtroppo non si risveglia all'altro mondo, ma in un'altra vita; di lì a poco morirà ancora, di nuovo in modo brutale, per poi risvegliarsi con un'ulteriore identità. Intrappolato in un incubo, deve scoprire cosa gli sta accadendo e perché.

L'italiano Dario Piana, già autore nel 1988 di Sotto il vestito niente 2 e successivamente della fiction Sospetti, ha diretto un copione di Brendan Hood, che nel 2002 scrisse They – Incubi dal mondo delle ombre. Le morti di Ian Stone, una delle ultime fatiche del compianto Stan Winston arriva nelle nostre sale in periodo estivo, presentandosi come un fanta-thriller incentrato sul paradosso. Stranamente, il pensiero torna più volte sul Ricomincio da capo del 1993, la pellicola che vedeva Bill Murray costretto a rivivere lo stesso giorno all'infinito, condanna dalla quale non poteva fuggire nemmeno suicidandosi. Certamente la situazione in questo caso è diversa e il tono scelto non è quello della commedia, ma l'analogia scatta nel momento in cui Hood sceglie come chiave della vicenda ciclica un personaggio femminile particolarmente importante per il protagonista.

Una forte presenza femminile reggeva anche i tormenti non visionari ma clinici del protagonista del Memento di Christopher Nolan, privo di memoria a breve termine. In entrambi questi precedenti, il paradosso era un efficace escamotage per consentire allo spettatore di riflettere sui rapporti umani e sui valori dell'esistenza. Il primo atto de Le morti di Ian Stone sembra impostare una lettura di questo tipo, mescolando le carte in tavola e suscitando curiosità. La presenza di un bello come Mike Vogel (visto in Poseidon e Cloverfield) già tuttavia contamina l'intrigante atmosfera come un presagio, con un ammiccamento ad un horror-fantasy ripulito che non manca mai nelle sale, specialmente in questo periodo dell'anno. Il presagio si rivela presto fondato dalla metà del film, quando è evidente che il meccanismo della morte/risurrezione è solo un pretesto per un racconto che rimastica una struttura epica abusata ben diversa, di cui non vi sveliamo nulla ma che – siamo sicuri – molti appassionati di cinema conosceranno a menadito.

La giustapposizione di due generi differenti poteva anche risultare una cifra di originalità dell'operazione, se almeno il copione non si fosse fermato, in entrambe le situazioni, alla superficie della caratterizzazione dei personaggi, interessandosi fin troppo allo svolgimento meccanico dell'azione e non al suo senso. Il tentativo, sin troppo evidente, di impostare un franchise ed una vera e propria saga potrebbe naufragare per questi motivi e soprattutto per il canale scelto.

Se fossimo stati di fronte ad un pilota per una serie tv, la confezione onesta ma senza guizzi avrebbe retto la concorrenza, mentre una potenzialità di approfondimento per l'eroico Ian Stone ci sarebbe stata e l'equilibrio narrativo tra i due registri avrebbe (forse) avuto maggiore respiro.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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