La verità sta in cielo: recensione del film sul caso di Emanuela Orlandi

03 ottobre 2016
3.5 di 5
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Il regista integra bene l'inchiesta con elementi di fiction per rendere comprensibile l'intrico.

La verità sta in cielo: recensione del film sul caso di Emanuela Orlandi

Basandosi sulle sole circostanze appurate, sui dossier processuali, sulle testimonianze e sui fatti noti e confermati, il regista Roberto Faenza mette in scena il rapimento di Emanuela Orlandi partendo dall’indagine che la giornalista Raffaella Notariale ha condotto qualche anno facendo riaprire il caso nel 2008. La ragazza quindicenne, cittadina vaticana, nel giugno 1983 fu vista per l’ultima volta salire a bordo di una BMW di colore scuro. Ancora oggi non si sa con certezza cosa le sia successo, un dolore mai estinto per suoi familiari che hanno collaborato alla realizzazione di La verità sta in cielo.

Faenza non si limita alla ricostruzione storica e cronologica. L’ambizione è quella di suggerire nuove ipotesi su questo annoso e irrisolto caso e indicare nuovi interlocutori da interpellare nella speranza di ottenere, se non giustizia, risposte (il manifesto del film parla chiaro). Il regista va oltre all’inchiesta, non trascura la narrazione di una storia che vorrebbe anche toccare le corde emotive del pubblico. Riccardo Scamarcio, nel ruolo del criminale Renato De Pedis,e Greta Scarano sono interpreti eccellenti, particolarmente quest’ultima che dà voce e volto alla di lui compagna, Sabrina Minardi, tanto nelle ambientazioni anni 80 quanto una trentina d’anni più tardi con una trasformazione (e un make-up) strabiliante.

Non facendo dunque parte della categoria documentario, La verità sta in cielo usa elementi di finzione necessari per la comprensione dell’intrico che coinvolge criminalità, Vaticano, istituzioni governative e finanziarie. La storia immagina che Raffaella Notariale, interpretata da Valentina Lodovini, condivida i documenti raccolti e le video interviste a Sabrina Minardi con la giornalista di un canale news britannico inviata a Roma, personaggio fittizio affidato a Maya Sansa. Il pubblico segue il generoso lavoro delle due attrici nel passare la grande quantità di informazioni facenti parte dell’inchiesta.

A parte qualche scivolone tecnico, come alcuni dialoghi recitati in post-produzione e non a sync con il labiale degli attori, presumibilmente per raccordo con una più corretta e aggiornata versione dei fatti narrati, il film è appagante sia sul fronte narrativo che su quello investigativo. Il caso di Emanuela Orlandi, una vittima innocente finita suo malgrado dentro giochi di potere di gente avida, vigliacca e spietata, è un esempio di quanto gli intrighi loschi di chi è al potere possano colpire collateralmente semplici e onesti cittadini. Attenzione alle persone avide, vigliacche e spietate intorno a voi, gente infima che non ha epoca, partito, razza, religione.



  • Giornalista cinematografico
  • Copywriter e autore di format TV/Web
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