La trattativa - la recensione del film inchiesta di Sabina Guzzanti

03 settembre 2014
2.5 di 5
50

Un altro capitolo della sua denuncia sulle contraddizioni della nostra storia recente.

La trattativa - la recensione del film inchiesta di Sabina Guzzanti

Con la nostra storia recente si potrebbe alimentare la cinematografia di continenti, non di paesi. Anzi, bisognerebbe chiedersi perché il nostro cinema non lo abbia fatto per troppi anni. Quel che è certo è che Sabina Guzzanti non è una di quelle che si tira indietro. Dopo alcuni documentari, non sempre convincenti, ma privi di autocensure, torna con La trattativa.

Il titolo rievoca un recente processo e il supposto accordo richiesto ai più alti livelli dello stato con la mafia per cessare la sequela di stragi degli inizi degli anni ’90, oltre all’assassinio di magistrati come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Al contrario di altre occasioni qui la Guzzanti evita quasi sempre l’esibizione narcisistica del suo personaggio, mettendosi al servizio di una ricostruzione più tipicamente documentaristica – fatta di materiali di repertorio e interviste – alternata a una ricostruzione con attori da teatro brechtiano. Scoprendo quasi subito le carte, rivolgendosi in camera insieme ai suoi attori, rivendica la voglia di loro “lavoratori del mondo dello spettacolo”, di raccontare quegli anni. Questa idea, insieme a contributi tecnici di livello come la fotografia di Daniele Ciprì, rendono La trattativa il film più cinematografico di Sabina Guzzanti.

Facendo recitare ai suoi attori esclusivamente battute tratte da atti processuali o testimonianze evita gli eccessi faziosi di altri suoi lavori, specie televisivi, facendo parlare i fatti e mettendo in luce personaggi efficaci e poco noti, le cui testimonianze contribuiscono a rendere il film doloroso a chiunque abbia a cuore le sorti del nostro paese. Detto questo non sempre risulta condivisibile il suo proporre gli eventi in una semplicistica concatenazione di causa ed effetto che priva la realtà storica delle necessarie sfumature. Della trattativa, poi, ci si dimentica verso metà film, prendendo altre direzioni; nello specifico il rapporto fra Marcello Dell’Utri, la mafia e la nascita di Forza Italia.

La trattativa perde slancio proprio quando frequenta i territori che dovrebbero essere più consoni all’autrice: quelli della satira, qui stonata e legata a un umorismo già visto se non superato. Mescolare finzione e documentario affrontando tematiche così delicate era una sfida rischiosa, ma grazie alla cura della Guzzanti non diventa azzardata. In una democrazia, specie litigiosa e ammaccata come la nostra, non ci si deve mai stancare di porre a centro dell’attenzione i lati oscuri e non chiariti, funzione di cui il nostro cinema si sta riappropriando. Anche da qui parte (è ripartito?) il rinnovato dialogo fra autori e pubblico.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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