La tomba delle lucciole Recensione

Titolo originale: Hotaru no haka

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La tomba delle lucciole: recensione del capolavoro animato di Takahata Isao

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La tomba delle lucciole: recensione del capolavoro animato di Takahata Isao

L'animazione giapponese di alto livello viene oggi quasi esclusivamente identificata dal grande pubblico e da parte della critica occidentale con i bellissimi film di Miyazaki Hayao, amati da tutti premiati con l'Oscar e nei festival internazionali. Ma per quanto sia il migliore e il più produttivo, non è certo l'unico autore di valore del suo paese, che comprende anche registi originali e molto diversi tra loro come Mamoru Oshii e il il più anziano Takahata Isao, oggi ottantenne, cofondatore con lo stesso Miyazaki dello Studio Ghibli nel 1985. Laureato in letteratura francese e affascinato dal cinema d'animazione proveniente dalla Francia (non a caso nel 2013 ha ricevuto l'importante onoreficenza dell'ordre des arts et des lettres), è un regista intellettuale, che ha contribuito in maniera determinante, con il suo illustre collega, a cambiare il volto del cinema animato, affermando una via giapponese e al tempo stesso universale al genere. Regista di serie tv di enorme successo come Heidi (1974), Marco (1975) e Anna dai capelli rossi (1979), nel 1988 realizza il film che gli è più affine e che - assieme a La storia della principessa splendente a cui a nostro avviso è in qualche modo superiore - è il suo capolavoro, La tomba delle lucciole, sulla base di un racconto in parte autobiografico dello scrittore Akiyuki Nosaka (pubblicato anche in Italia).

Distribuito solo in video 20 anni fa, il film arriva ora per due giorni nelle sale italiane per essere poi disponibile in dvd e blu-ray, nella nuova edizione curata con passione e conoscenza della cultura giapponese da Gualtiero Cannarsi (qua la nostra intervista). La tomba delle lucciole è essenzialmente la storia di due fratelli, un ragazzo e una bambina di circa 4 anni, che dopo i bombardamenti di Kobe, verso la fine della seconda guerra mondiale, restano orfani di madre e finiscono per vivere da soli e morire di fame. E’ una storia terribile per chi la vede oggi ma quotidiana in tempi bellici, raccontata senza pudori né compiacimento, con un’asciuttezza neorealista che per contrasto rende più potente il dramma. E’ un cartone animato apparentemente per adulti che in Giappone veniva proiettato nelle scuole per far capire ai viziati figli della pace, a mo' di cautionary tale, cosa sarebbe loro successo se si fossero trovati in simili circostanze.

E’ in ogni caso un grandissimo film, molto diverso da altri lungometraggi animati pur realistici che abbiamo visto, le cui immagini e i cui personaggi ci restano profondamente impressi. Per noi occidentali è una finestra aperta sull’altra parte del mondo, quello che ha vissuto il secondo conflitto mondiale dalla parte sbagliata e ha pagato duramente per questo. La gente che Seita e Setsuko incontra, dalla zia nazionalista, sbrigativa e avara al contadino che picchia il ragazzo per le verdure rubate nei campi ci sembra insensibile e senza cuore. Ma non è questo l’intento del regista: dalla nostra posizione di privilegio giudichiamo una realtà che per nostra fortuna non abbiamo conosciuto, mentre se c’è un giudizio nella storia è rivolto all’orgoglio e alla presunzione del “fratellone”, che pensa di poter provvedere da solo alla sorellina. Anche se le condizioni di vita in casa della zia sono pesanti, è l’orgoglio a spingere Seita fuori di casa. Assente dalla cultura giapponese il pietismo di derivazione cattolica, il comportamento degli adulti è quello che è, raccontato senza sovrastrutture, documentato come se fosse un film con personaggi reali pur senza rinunciare all’astrazione poetica e fantastica resa possibile dall’animazione. Semmai, se c'è un giudizio negativo, è espresso dal forte contrasto che si crea dopo la morte di Setsuko col chiassoso ritorno delle ragazze ricche alla loro bella vita come se niente fosse successo .

La natura e il paesaggio estivo della campagna, con le lucciole - anch'esse creature dalla breve vita - che illuminano il buio di una casa inventata, sembrano per un po’ un luogo magico, lontano dalle fiamme dei bombardamenti che incendiano abitazioni e corpi. La morte, però, è presente in ogni dove, anche sotto una barca in riva al mare, dove i ragazzi fanno il bagno. Sembra sempre aspettarli al varco, si manifesta col sangue e le ferite infette, le mosche e le larve, brutale agli occhi di un quattordicenne che cerca invano di proteggere la sorellina dalla realtà delle cose, ma comprensibile per lei in modo più semplice e terribile. L'esito è preanunciato dalla pioggia che sferza i corpi e li raffredda, dallo sguardo indifferente con cui il mondo assiste al loro dramma. La sensazione, terribile, del digiuno forzato che divora il corpicino di Setsuko ci ha ricordato il capolavoro di Knut Hamsun “Fame”: soffriamo per interposta persona per uno strazio che ci è stato risparmiato. Bello e terribile, senza un’inquadratura che non sia essenziale e con una naturalezza che colpisce al cuore prima di arrivare al cervello, La tomba delle lucciole è un film che non si dimentica e che pur essendo espressione di una cultura molto diversa dalla nostra riesce, come succede con le migliori opere d’ingegno, a raccontare con grande potenza e semplicità una tragedia universale.

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La tomba delle lucciole
Il trailer italiano del film - HD
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Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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