L'événement: la recensione del dramma sull'aborto clandestino in concorso a Venezia 2021

06 settembre 2021
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Il dramma di una giovane studentessa dal futuro brillante, costretta ad affidarsi alla clandestinità per abortire, regalandosi un futuro nella Francia del 1963. Audrey Diwan ha diretto un adattamento del romanzo di Annie Ernaux, in concorso a Venezia 78, nelle sale a fine ottobre per Europictures. La recensione di Mauro Donzelli.

L'événement: la recensione del dramma sull'aborto clandestino in concorso a Venezia 2021

La parola aborto non è contemplata nella Francia del 1963. Non è pronunciabile, se non suscitando sdegnate reazioni, specie nei medici, che non vogliono avere niente a che fare con una “procedura” illegale. L’événement mette in scena la storia di Anne, brillante studentessa con un futuro ambizioso che l’aspetta, non appena arrivata alla laurea. Manca poco. Come tante, viene dalla provincia e da una famiglia modesta. Gli studi possono spalancarle una condizione sociale benestante. Rimane incinta, però, cerca aiuto nei medici, negli amici. Senza ottenere risultati. Gli esami si avvicinano, la pancia inizia a notarsi e il dolore personale, oltre alla vergogna sociale imposta dalle convenzioni, stanno soffocando i suoi sogni. Una corsa contro il tempo inizia, senza mezze misure, mentre il corpo viene snaturato a prigione da espugnare, per espellere la radice dei suoi problemi. Rischiare la vita abortendo, o sacrificare la propria vita, il futuro.

L’événement è un percorso obbligato, la reazione di un'anima che reagisce, senza alcun contesto, una vicenda in cui veniamo gettati senza paracadute, violenta e dura, in cui la protagonista trova solo ostacoli, giudizio e sdegno, quando cerca aiuto per interrompere la gravidanza. Vuole studiare, scegliere, prende una decisione consapevole che la società di quegli anni negava ancora alle donne. Un ritratto di un mondo che sembrerebbe lontano, disperso nelle nebbie del tempo, se non fosse per le cronache recenti che giungono anche da luoghi inaspettati, come alcune zone del sud degli Stati Uniti.

“Il film non giudica e nemmeno drammatizza”. Così ha commentato Annie Ernaux l’adattamento per il cinema di Audrey Diwan del suo romanzo, ispirato dalla sua esperienza personale, in italiano L’evento. Un racconto, e un'autrice, che parte dall’esperienza individuale e personale per renderla universale, storicizzandola. Una messa in scena, quindi, che si vuole essere oggettiva il più possibile, in cerca della “verità”, scarnificando il dramma di questa donna fino all’eccesso, mettendo in rilievo anche per questo il suo intento programmatico, politico e addirittura militante. Nessun orpello, la “ricostruzione” ridotta così al minimo da disumanizzare i personaggi intorno ad Anne, e rendere lei una combattente in trincea con un solo obiettivo. Rivendica niente altro che la coerente declinazione nella pratica sociale di quello che studia nella sua Facoltà di letteratura. 

Quella libertà e quella passione che anche fra quei banchi viene negata, non appena la morale comune viene violata. All’inizio seguiamo una quotidianità di Anne segnata dalla convivialità con le sue amiche e compagne, le serate spensierate, la sessualità al centro delle chiacchiere e dei sogni. La stessa sessualità che diventa strumento, non più piacere, quando non viene piegata all’ottenimento di un aborto spontaneo, costretta com’è a negare l’essenza più pura del sesso come relazione di complicità.

Anamaria Vartolomei, figura diafana e tormentata, è la convincente incarnazione di questa guerra di trincea. Indossa armatura e giubbotto antiproiettile. Si mette in gioco, con coraggio ma anche tanta paura. L’événement si concentra sul combattimento, poi Anne dovrà affrontare lo stress post-traumatico, dopo aver a suo modo contribuito a cambiare la società. Un monito chiaro e forte a chi vorrebbe tornare indietro.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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