La ricompensa del gatto - la recensione del film d'animazione dello Studio Ghibli

08 febbraio 2016
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Un'opera minore, spin-off molto libero di I sospiri del mio cuore.

La ricompensa del gatto - la recensione del film d'animazione dello Studio Ghibli

Haru, liceale diciassettenne imbranata con cotta non corrisposta e perennemente in ritardo a scuola, un giorno salva un gatto da un sicuro incidente. Mal gliene incoglie, perché il gatto in questione è il figlio del Re dei Gatti, che ora la vuole dare in sposa al principe. Incuriosita dal mondo fantastico che le si para davanti, ma anche preoccupata di rimanervi per magia invischiata per sempre, cercherà di fuggire dalla pazza corte grazie all'aiuto dell'elegante Baron e del debordante Muta, due felini di città che comprendono il suo panico...

La ricompensa del gatto (2002) di Hiroyuki Morita è un quasi-spin-off di uno tra i film meno ricordati dello Studio Ghibli, I sospiri del mio cuore (1995), scritto dal maestro Hayao Miyazaki e diretto dallo scomparso Yoshifumi Kondô. "Quasi", perché a dir il vero solo i personaggi di Baron e Muta provengono dal film precedente ed erano molto diversi: nei Sospiri del mio cuore, Baron era una statua che si animava nell'immaginazione della protagonista aspirante scrittrice, mentre Muta era un gatto normale. In La ricompensa del gatto diventano invece due spalle vive e antropomorfi di una novella goffa Alice nel Paese delle Meraviglie: Baron un affascinante avventuriero e Muta un recalcitrante burbero sovrappeso che ricorda un Bud Spencer felino.

Scritto da Reiko Yoshida, La ricompensa del gatto è nato come cortometraggio di venti minuti per un parco a tema, commissione poi cancellata. Per non cestinare tutto, Miyazaki ha proposto a Morita, animatore qui al suo debutto alla regia, di supervisionarne l'espansione a 45 minuti, decidendo alla fine di portare in sala un vero lungometraggio di 75. Motivo della scelta sarebbe stata la buona tenuta di Aru come protagonista. Il romanzo di formazione, il pencolare di Aru tra il metaforico "abbandono" nella fantasia e la fuga/ritorno nel mondo reale, è tuttavia ai margini del racconto.

Quel che conta in La ricompensa del gatto, cosa rara nei lungometraggi dello studio, è soprattutto il divertimento più immediato: le caratterizzazioni buffonesche (molto carrolliane), diverse battute spassose, il ritmo incessante dell'azione, la fiaba semplice, il livello di lettura unico. Un'impostazione parecchio lontana dal melodramma romantico d'atmosfera realistica di I sospiri del mio cuore. Lo stile grafico e l'animazione di La ricompensa del gatto sono meno dettagliati del solito, ricordandoci l'originale collocazione produttiva del progetto, legittimando l'etichetta di "minore", nonostante l'ottimo riscontro commerciale in Giappone all'epoca dell'uscita in sala.

Spiritoso, ben diretto e tanto innocuo, La ricompensa del gatto è in buona sostanza imperdibile per i fan dello Studio Ghibli ma non prioritario per tutti gli altri.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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