La religiosa - la recensione del film di Guillame Nicloux

12 giugno 2013
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Interpretano la diva Isabelle Huppert e la giovane e brava Pauline Etienne.

La religiosa - la recensione del film di Guillame Nicloux

Quando nel 1796 fu pubblicato postumo il romanzo del padre dell'Illuminismo Denis Diderot, quello che è alla base del film di Guillame Nicloux, la storia della 17enne costretta dalla famiglia a farsi suora, e vittima di prepotenze e violenze fisiche e psicologiche all’interno dei conventi, impossibilitata a trovare qualcuno che le credesse o l’aiutasse, lo scandalo fu sicuramente grande. Tanto più che la storia de “La religiosa”, pubblicato in Italia da Marsilio, era tratta da un caso realmente accaduto.
Due secoli e mezzo dopo, e dopo l’adattamento di Jacques Rivette del 1966, un film che ne ripercorra la trama e ne riproponga le vicende, rimanendo rigorosamente all’interno delle convenzioni del cinema storico e in costume, difficilmente riesce ad avere la medesima efficacia.

Difficile imputare difetti oggettivi a un dramma in costume curato nei dettagli, nei costumi, discretamente diretto e ben interpretato: ma con La religiosa parliamo di un cinema senza troppe dimensioni, limitato a sé stesso, privo di spunti particolari o scarti che possano catturare l’attenzione di uno spettatore che non si accontenti del genere di riferimento.
Motivi primari d’attenzione, all’interno della messa in scena neutra e naturalista di Nicloux, attenta ai particolari come alla corretta rievocazione delle dinamiche ecclesiastiche e monacali, sono la performance della giovane protagonista Pauline Etienne, capace di un ritratto fragile e complesso che non sale mai sopra le righe e non deborda nel patetico, e i momenti di comicità quasi grottesca che vedono protagonista Isabelle Huppert.

Maniera di sé stessa, nei panni di una madre superiora che non trattiene la sua passione per le giovani novizie del suo convento, l’attrice s’impadronisce del film e lo cambia di registro fino a quando la storia non le impone di passare la mano: e nel bene come nel male di una gigioneria esasperata, le scene della Huppert sono le uniche che scuotano il film dal suo andamento monocorde. Non si può dire lo stesso, invece, del personaggio interpretato da Louise Bourgoin, il cui look da vamp mal si sposa con la figura di una superiora crudele, sadica e ultrabigotta, sollevando diversi interrogativi sulla scelta di casting e penalizzando l’efficacia di scene e situazioni.

Ogni validità contemporanea di un film come quello di Nicloux, allora, se esiste (e il condizionale appare quasi d’obbligo), sarebbe da imputare non ai suoi meriti intrinseci ma ai demeriti di una società che dell’Illuminismo e del suo pensiero laico e fondato sulla giustizia, oggi, avrebbe tanto bisogno.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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