La ragazza di Stillwater: la recensione del film con Matt Damon presentato al Festival di Cannes 2021

11 luglio 2021
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Presentato fuori concorso al Festival di Cannes 2021, Stillwater è il nuovo film di Tom McCarthy, ambientato fra i pozzi di petrolio dell'Oklahoma e Marsiglia, con Matt Damon e Camille Cottin protagonisti. La recensione di Mauro Donzelli.

La ragazza di Stillwater: la recensione del film con Matt Damon presentato al Festival di Cannes 2021

Stillwater è una piccola cittadina dell’Oklahoma come tante altre, tutte uguali. Qualche casa sparsa, pozzi di petrolio a sostenere economicamente tutto il paese e nessuna alternativa al football, per il tempo libero. Bill Baker ha appena perso il lavoro che ha sempre fatto da vent’anni, nelle piattaforme petrolifere, dove lavorava anche il padre. È in cerca di uno stipendio, in divisa da redneck, quel prototipo di maschio bianco del sud degli Stati Uniti, decisamente poco sofisticato nel vestire e nel votare. A interpretarlo un attore del nordest, il bostoniano Matt Damon, sempre più maturo.

La figliati Bill, Allison (Abigail Breslin), è sempre invocata nelle preghiere e i pensieri del padre e della nonna, che scandiscono ogni pasto in questa realtà molto religiosa. Si trova dall’altra parte del mondo, nella città portuale di Marsiglia, in Francia, dove è andata a studiare per allontanarsi il più possibile, dopo la morte della madre, da un padre alcolizzato e assente. Allison, però, è in carcere da cinque anni, condannata - lei sostiene ingiustamente, con tutta la famiglia - per aver accoltellato a morte, durante una lita, la fidanzata, compagna di studi e convivente. 

Vediamo presto come il tragitto dall’Oklahoma alla sala visite del carcere di Marsiglia sia abituale per Bill, che spera in una riapertura del caso quando scopre che un testimone ha parlato di un tipo che si vanta in giro di aver accoltellato una ragazza anni prima. Il caso fece scalpore all’epoca, e Bill cerca disperatamente, invano, di convincere i legali a seguire questa nuova pista. Finisce, come da tipico canovaccio del genere, per indagare invece in prima persona, mentre resta più del solito in Francia, sempre alla ricerca anche di una nuova ripartenza nel difficile rapporto con la figlia.

Proprio l’originalità e credibilità nel ritrarre il dialogo fra due realtà come Francia e USA, spesso rappresentato in maniera caricaturale, è una delle tante cose notevoli de La ragazza di Stillwater. Ha giovato anche la collaborazione alla sceneggiatura di Thomas Bidegain, fra gli autori de Il Profeta di Audiard. Ma è lo stile formale di Tom McCarthy, molto accurato ed elegante come in Spotlight, a colpire. La storia fluisce con un ritmo trascinante eppure sotto traccia, con il ritratto struggente di un antieroe eastwoodiano, soldato semplice della classe lavoratrice. Bill, incapace di manifestazioni plateali di affetto, roso dal senso di colpa per le sue scelte sbagliate del passato, costruisce però relazioni quotidiane e piene d’amore con una madre single francese, Virginie (Camille Cottin), e la figlia Maya, 8 anni. Gli affittano una stanza e sempre più aprono anche il loro cuore a quest’uomo solo in apparenza granitico, sempre sull’attenti con un Sir o un Madam a mezza bocca, cappellino da baseball sempre in testa, come uno scudo protettivo.

Questa strana famiglia alternativa si muove nei vicoli di una città brulicante e anarchica come Marsiglia, regalando a Bill una seconda possibilità, vero paradigma di speranza sacra per l’Americano. Non dimentica mai, però, la figlia in carcere. Si traferisce in Francia proprio per regalare un futuro al loro rapporto, nonostante gli anni di incomunicabilità e un mondo, quello lasciato a casa soprattutto, che per Allison è noioso e sempre uguale a sé stesso, mentre Bill sente il peso delle sue decisioni, dalle cui conseguenze non può ormai più tornare indietro. Matt Damon è sempre più bravo nell’incarnare le varie sfumature dell'archetipo americano. In questo caso è totalmente credibile nel rappresentare lo spaesamento di un alieno in terrà mediterranea, dopo averlo fatto sbarcando su Marte. 

Non ci sono esplosioni o catarsi, come tipico del thriller, né il passato può essere emendato da una scorciatoia narrativa. La ragazza di Stillwater è soprattutto lo struggente dramma di un uomo in cerca della figlia, che fa di tutto per riparare un rapporto incrinato e rimettere a posto i pezzi della sua stessa vita. È appassionante e struggente nel delineare con grande umanità i rapporti fra i compagni di viaggio, talvolta casuali e temporanei, come Bill e la piccola Maya.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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