La ragazza d'autunno: recensione del dramma di Kantemir Balagov su due donne a Leningrado nel secondo dopoguerra

10 gennaio 2020
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Il disperato tentativo di due donne di tornare alla vita dopo la tragica esperienza della Seconda guerra mondiale.

La ragazza d'autunno: recensione del dramma di Kantemir Balagov su due donne a Leningrado nel secondo dopoguerra

Un evento incombe in ogni inquadratura di questo doloroso dramma del giovanissimo e talentuoso Kantemir Balagov. Un momento di cesura cruciale che ancora sconvolge la vita quotidiana di Leningrado nel 1945, a distanza di poche settimane dalla sua conclusione. Parliamo della Seconda guerra mondiale e dell’impatto che ha avuto sull’Unione Sovietica intera, e su quella città in particolare, sempre più lontana dal suo (recente) passato imperiale. La ragazza d’autunno è il racconto di come le due protagoniste, ma in generale tutti gli abitanti della città, cercano di rialzarsi dopo aver patito sofferenze e privazioni senza precedenti nella pur tragica storia russa. Oltre 20 milioni di morti e un numero enorme di vite sconvolte da ricostruire. È l’opera seconda di un autore classe 1991, proveniente dalla scuola di Sokurov, impostosi con prepotenza con il suo esordio, Tesnota, transitato per la sezione Un Certain Regard, proprio come La ragazza d’autunno, poi premiato al Torino Film Festival 2019.

Colori saturi che soffocano le atmosfere anguste delle sue camere (mal) ammobiliate e degli squallidi interni, il film colpisce per un sistema di priorità e valori della vita quotidiana estremizzati e ribaltati rispetto alla normalità, riuscendo a colpire al cuore con lodevole costanza per i suoi momenti di discesa verso gli inferi, subito rimessi al loro posto dall’irruzione decisa della voglia di vivere e rinascere di questa ragazza, o meglio delle due donne che si dividono la scena. Masha (Vasilisa Perelygina) torna dal fronte, dove aveva combattuto cercando di vendicarsi dell’uccisione del marito, alla ricerca del figlioletto, lasciato in custodia a un'amica, ma purtroppo scomparso. Iya (Viktoria Miroshnichenko) è una spilungona bionda che ogni tanto si blocca guardando fissa nel vuoto, mentre se la cava lavorando come infermiera nel locale ospedale. Tutto intorno ci sono rovine morali, fisiche e psicologiche e Masha è ossessionato dalla sua idea di resilienza: "voglio una vita dentro di me, qualcosa a cui aggrapparmi”. Ma non può più avere figli e pretende che l’amica porti avanti per lei una gravidanza e le doni la maternità, perché “lui ci guarirà”.

Vita e morte sembrano più un azzardo figlio del caso o dello sviluppo di una singola giornata che condizioni consolidate, in una storia di anime morte in continuo movimento, come se avessero paura di fermarsi e di non riuscire più a rimettersi in moto, come succede a Iya che ogni tanto si incanta, guarda fissa davanti a sé imbambolata il vuoto. Si scuotono, toccano, picchiano, per avere conferma di essere ancora in vita, sospesi in un torpore da cui definitivamente uscire per sopravvivere e costruirsi un futuro in un mondo regolato dalla legge del più forte, o meglio del meno debole, vista la decimazione darwiniana già imposta dal conflitto.

Fra gelosie, triangoli amorosi che sanno più di disperato bisogno di un calore e un conforto, La ragazza d’autunno è un affresco di potenza rara sulle conseguenze quotidiane della guerra, sui sopravvissuti alle prese con un “dopo” che sembra una montagna invalicabile.

La Ragazza d'Autunno
Il Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD


  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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