La prochaine fois je viserai le coeur - la recensione del film con Guillaume Canet

20 ottobre 2014
1.5 di 5
6

Nella sezione Mondo Genere del festival un film che delude le attese nonostante il protagonista.

La prochaine fois je viserai le coeur - la recensione del film con Guillaume Canet

Franck è un giovane gendarme in servizio nella regione francese dell'Oise ma è anche un assassino, che prende di mira giovani donne. Mentre nella zona si scatena una caccia all'uomo, ad opera di gendarmeria e polizia, la corazza di potere e apparente invincibilità che  lui crede indistruttibile, comincia a sgretolarsi.

Un polar francese incentrato sulle gesta di un serial killer desta sempre un certo interesse, specialmente quando l'autore, Cédric Anger, ha un passato di critico nei Cahiers du Cinéma e l'ambientazione  - 1978, la provincia rurale, un omicida che si nasconde all'interno delle forze dell'ordine – riporta alla mente quella dei film di suoi illustri colleghi come (anche se non solo)  Claude Chabrol. Il problema è che Anger scambia per freddezza quella che era l'entomologica crudeltà di quest'ultimo e a forza di sottrarre emozioni e sentimenti dal racconto finisce per anestetizzare lo spettatore.

Dopo un inizio promettente, La prochaine fois je viserai le coeur (“la prossima volta mirerò al cuore”) si sfalda infatti strada facendo come il suo protagonista e non aggiunge nulla alle tante storie di assassini che abbiamo visto al cinema. Franck non sembra possedere caratteristiche che lo distinguano dal cliché dello psicopatico: è un fanatico delle armi, si sforza senza successo di avere un rapporto amoroso con una ragazza che in fondo disprezza, si punisce con tormenti medievali, ama il fratellino, la natura e gli animali del bosco, scrive lettere di sfida ai colleghi, è forse segretamente gay, è tormentato dalla visione di larve e vermi, uccide crudelmente giovani autostoppiste e sperona ragazze in motorino (una delle quali gli sopravvive ma non lo riconosce e sparisce per sempre dalla storia).

Determinato a dare del suo personaggio un ritratto obiettivo, Anger procede per sottrazione, togliendo ogni possibilità di empatia nei suoi confronti e anche – purtroppo – delle sue vittime. Nella messinscena livida, notturna, che segue un predatore umano all'opera, non c'è un sobbalzo, un'emozione, qualcosa che spieghi la necessità di raccontare questa storia (neanche il fatto che sia davvero successa la rende più interessante).

Guillaume Canet è bravissimo nel dare corpo e tormento al suo personaggio in una performance molto impegnativa anche fisicamente, e tutto il film poggia sulle sue spalle. Ma' anche questo è un problema: accanto a lui i coprotagonisti non sono che ombre. Se Anger intendeva mostrarci il mondo visto attraverso gli occhi di un cacciatore di uomini che non prova niente per gli altri e li vede solo come oggetti da utilizzare, non riesce a comunicarci in modo efficace la follia e l'orrore di un simile personaggio. La prochaine fois je viserai le coeur non emoziona, non fa paura, non sorprende e non "diverte".. E per un film di genere ci sembra che questo sia un peccato non da poco.

 



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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