La recensione del nuovo film di Virzì, La prima cosa bella

14 gennaio 2010

Tornato nella sua Livorno per raccontare il passato ed il presente di una famiglia sgangherata come poche, Paolo Virzì realizza la più sincera e riuscita tra le sue pellicole più recenti, aiutato da un cast d’attori in stato di grazia. A parte alcune prolissità un’opera pienamente riuscita.

La recensione del nuovo film di Virzì, La prima cosa bella

La recensione del nuovo film di Virzì, La prima cosa bella

Dopo la critica sociale civettuola e semplicistica del sopravvalutato Tutta la vita davanti, Paolo Virzì torna con La prima cosa bella al cinema corale e tutto sommato edificante che meglio gli è riuscito in passato con opere come Ferie d'agosto o Baci e abbracci, ed anche questa volta centra il bersaglio con un'opera di impatto emotivo.

Il filo principale della trama è incentrato sulla figura della giovane Anna Nigiotti in Michelucci, madre ingenua e bellissima che all'inizio degli anni '70 si trova sbattuta fuori casa dal marito geloso. Da quel momento cominciano per la donna ed i suoi due figli una serie di peripezie fatte di precarietà economica, continui traslochi ed amanti più o meno occasionali, in un susseguirsi di eventi tragicomici che condurranno la storia fino ai nostri giorni. Nel presente tocca soprattutto a Bruno, primogenito di Anna, fare i conti con il rapporto a dir poco conflittuale che ha sviluppato negli anni con la madre.

Pur non essendo un film esplicitamente autobiografico per ammissione dello stesso Virzì, La prima cosa bella propone comunque il background sociale e culturale in cui l'autore è cresciuto, e lo rappresenta in maniera sicuramente nostalgica ma allo stesso modo non retorica o calligrafica. Rispetto ad Ovosodo, l'altro suo film ambientato a Livorno, viene abbandonato il quadro bozzettistico, caricaturale delle figure inscenate rispetto ad un disegno più armonico di caratteri, psicologie, situazioni. Virzì, che sa di essere un buono sceneggiatore e soprattutto lavora con due scrittori competenti come Francesco Bruni e Francesco Piccolo, adopera con molta intelligenza l'alternarsi dei piani temporali in cui la storia si dipana, e costruisce un puzzle che alterna con sapienza scene da commedia di costume con momenti maggiormente melanconici ed introspettivi. Il risultato è sicuramente godibile, anche se nella parte centrale l'accumulo di scene necessarie per definire la psicologia dei personaggi risulta prolisso, ed appesantisce lo scorrimento della narrazione. La prima cosa bella ha però il pregio di costruire una parte finale emozionante, per nulla stucchevole, e recuperare in questo modo il rallentamento subito in precedenza.

Da sempre poi la qualità maggiore del cinema di Virzì risiede nella direzione degli attori, e sotto questo punto di vista La prima cosa bella appare addirittura il suo lavoro più riuscito. Se il regista infatti denota la solita sensibilità nel regalare ad ognuno degli interpreti un personaggio corposo, questa volta centra perfettamente anche la scelte legate alla fisicità delle figure. L'idea di dare alla protagonista Anna il doppio volto di  Micaela Ramazzotti e Stefania Sandrelli si rivela ad esempio una scommessa dubito vincente: le due attrici infatti si calano con grande partecipazione nella delineazione di un'unica figura femminile, a cui donano umanità e spessore. Un'altra innegabile spinta propositiva al film la regalano anche i magnifici attori di contorno, capaci di aggiungere sapore ad ogni caratterizzazione: su tutti un magistrale Sergio Albelli nel ruolo del marito della Ramazzotti.

Lasciandosi alle spalle un tipo di cinema fintamente corrosivo, in realtà molto più buonista di quanto volesse lasciare intendere, Paolo Virzì è tornato questa volta con un lungometraggio evidentemente sentito, che trasmette allo spettatore la sincerità con cui è stato realizzato. Nonostante alcune e già evidenziate imperfezioni nella gestione della cadenza del racconto, La prima cosa bella possiede proprio nella linearità del tono di narrazione e messa in scena il fattore più evidente della sua riuscita.



  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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