La mia ombra è tua: recensione della commedia malinconica con Marco Giallini e Giuseppe Maggio

29 giugno 2022
3.5 di 5
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Dopo varie incursioni nel documentario, Eugenio Cappuccio torna alla finzione con La mia ombra è tua, dal romanzo di Edoardo Nesi. Protagonisti del film, che si muove fra risate e amarezza, sono Marco Giallini e Giuseppe Maggio. Ecco la nostra recensione.

La mia ombra è tua: recensione della commedia malinconica con Marco Giallini e Giuseppe Maggio

Quanti modi diversi esistono di declinare un road movie? Innumerevoli. Raramente, però, accade che un film sulla strada non sia anche la cronaca di un viaggio interiore, e quindi di una trasformazione, magari di una maturazione, e il cambiamento si fa ancora più interessante quando a dividere l'abitacolo di un'automobile o di un furgoncino, o di un pullman, sono due o più individui che si conoscono poco o che non riescono a cancellare vecchie ruggini.

La mia ombra è tua è certamente la storia di un percorso e della nascita di un'amicizia che si confonde con un rapporto padre/figlio, ma è anche molto di più, e lo sa bene chi ha letto il romanzo di Edoardo Nesi da cui è tratto il film di Eugenio Cappuccio, un regista che non si vedeva da un po’. Raccontando infatti la disavventura di uno scrittore reso celebre da un unico e struggente libro e di un laureato in Lettere Antiche che deve accompagnarlo a un happening milanese nel quale il "maestro" dovrebbe annunciare il suo grande ritorno, il film si concentra prima di tutto sul confronto e contrasto fra due generazioni diverse, che potremmo chiamare i nostalgici e i disillusi. Alla prima categoria appartengono coloro che nascondono una vigliaccheria di fondo dietro alla frase "si stava meglio prima" e che vivono un'eterna impasse perché non sono più capaci di reinventarsi. Del secondo gruppo fanno invece parte i neolaureati figli della crisi economica che si trovano a vivere in un mondo distrutto da chi è venuto prima e a dover far fronte alla mancanza di lavoro, al riscaldamento globale e all'uso sbagliato dei social.

Cappuccio, che ha sfruttato il talento tanto di un Marco Giallini molto poco sopra le righe e di un Giuseppe Maggio decisamente a fuoco, lascia che l'ipocrisia di chi è cresciuto negli anni '70 e '80 venga fuori in tutta la sua evidenza, schierandosi dalla parte dei giovani arrabbiati, che accusano i vecchi di essere irrisolti e di aver accettato, per un secolo, le ingiustizie sociali, il nazismo, il comunismo più dogmatico e intransigente. Lo fa quando l'ultra nerd che vive in un bozzolo (Maggio) beve un po’ troppo e si lascia andare ai suoi malumori. Ma, se i ventenni hanno il diritto di prendersela con i cinquantenni e sessantenni, in fondo sono anche loro prigionieri di una mancanza di coraggio e di una naturale voglia di osare, e questo perché hanno fatto meno follie e hanno un moralismo più acceso degli artisti di una volta, dei fricchettoni insomma, che professavano l'amore libero e vivevano di utopie. E se davvero Emiliano rappresenta i ragazzi appena usciti dall'università, allora viene da pensare che a chi si affaccia oggi alla vita professionale manca quella risata capace di seppellirci, quell’ironia che nasce dall’osservazione conciliante delle nostre miserie e che aiuta ad accettare meglio i nostri limiti e a perdonarci. Accade così che il Vittorio Vezzosi di Marco Giallini abbia gli strumenti per sbloccarsi, ammettere il proprio fallimento e amare di nuovo la sua musa ispiratrice. Perché se si vincono le paure, sembra dirci Cappuccio, si può imparare a sfruttare il tempo che ci resta volendo bene ai nostri cari e ammettendo di essere fragili, però bisogna sbrigarsi, perché, come cantava Vasco Rossi, "la vita è un brivido che vola via, tutto un equilibrio sopra la follia".

La nostalgia dei grandi, ben presente nel libro di Nesi, qui non è il tema principale. In primo piano c’è il rapporto mentore/allievo tra il personaggio di Giuseppe Maggio e il personaggio di Marco Giallini, che ha lavorato di sottrazione. La sua recitazione è misurata e colma di verità, dal momento che il suo vissuto è simile a quello di Vezzosi, che ha amato una e una donna soltanto, e che, al contrario di Marco, può riprendersela. Non è Bruno Cortona de Il sorpasso il suo riferimento. No, con il suo mantra "La vita è corta e sudicia ma ci sono anche momenti gloriosi", Vezzosi può ricominciare a pulsare come un cuore ardente, perché gli è già successo quando era ragazzo. Ed Emiliano? Lui ha la fortuna di imbattersi in un uomo d’ingegno e di cultura, cosa che non capita a tutti. Perché una poesia di Leopardi magari non ci sfama, ma nutre lo spirito, e ci aiuta a cercare di realizzare finalmente il sogno che abbiamo nel cassetto.

Si prende il giusto tempo e le giuste pause La mia ombra è tua e ci culla in un'avventura al termine della quale ci troviamo ancora una volta a pensare che il cinema più bello non grida cose: le sussurra, coinvolgendoci nel racconto e lasciando a ognuno di noi il privilegio di decidere il finale di una storia che, in fondo, parla di noi.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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