La memoria del cuore: recensione del film con Channing Tatum e Rachel McAdams

17 luglio 2012
3 di 5

Un dramma sentimentale incentrato su una perdita di memoria.


Se nei thriller e negli action-movie una perenne o temporanea amnesia è quasi sempre garanzia di sviluppi inattesi e attuazioni di diabolici piani, nei drammi sentimentali la perdita della memoria chiama a sé lacrime, abbandoni e riconciliazioni, e un romanticismo sfrenato. Succedeva, per fare un paragone, nel bellissimo e struggente film di Mervyn LeRoy Prigionieri del passato, in cui Ronald Colman dimenticava prima tutto il suo passato e poi il matrimonio con una dolce Greer Garson, costringendo quest'ultima a rientrare nella sua esistenza, ma come segretaria.
Con quel film, che i nostri genitori ricorderanno meglio di noi, La memoria del cuore ha molti elementi in comune, come l'abnegazione del coniuge dimenticato, la provenienza aristocratica dello smemorato e l'atteso e inevitabile lieto fine che vede i due sposi ricongiunti.
Le differenze riguardano invece, al di là del fatto che qui a scordare il tempo andato è una donna, le premesse del racconto e una certa ironia nella descrizione dell'upper-class americana.

A dispetto dell'apparente scarsa plausibilità dell'amore totalizzante del protagonista, i fatti rappresentati nell'opera prima di
Michael Sucsy sono effettivamente accaduti: c'è stata davvero una coppia che negli anni '90 è tornata insieme nonostante il mancato recupero della memoria da parte di lei.
Poggiando saldamente i piedi su questa base realistica, i vertici creativi della Spyglass Entertainment si sono potuti concentrare su aspetti differenti, orientando i loro sforzi in due direzioni. Da un lato, citando consapevolmente classici del genere come Ghost, hanno evitato la melassa che ricopre, ad esempio, alcuni adattamenti di romanzi di Nicholas Sparks. Dall'altro, si sono divertiti a creare un netto e interessante contrasto fra la donna che entra in ospedale e quella che ne esce.
La Page sposata con Leo è una scultrice vegetariana e tatuta che ha votato per Obama e che conduce un'esistenza bohemienne insieme a un uomo che la incanta parlandole dei Radiohead.
La Page senza passato recente è, al contrario, una wasp che probabilmente ha accordato la sua preferenza ai repubblicani e che, mentre si diverte a organizzare il ricevimento di matrimonio della sorella, pensa al suo futuro accanto a un cretino in giacca e cravatta.
Questa apparente schizofrenia funziona sicuramente in termini di comicità e di affresco sociale, ma alla lunga carica la narrazione di ambiguità. Se per una buona parte della storia sembra infatti che a governare sia il caso, con i suoi treni presi o persi che cambiano le nostre sorti, a un certo punto l'unica ragione possibile diventa quella del destino, del cammino che in un modo o nell'altro percorreremo trovando eventualmente la realizzazione professionale e/o il grande amore.

Quale delle due teorie è giusta? Non lo sapremo mai. Ciò che sappiamo, e che rende La memoria del cuore un film tutto sommato gradevole, è che gli attori scelti sono giusti, a cominciare da quella Rachel McAdams che, da Le pagine della nostra vita a Un amore all'improvviso, è sempre stata brava a dare un corpo e un volto ai palpiti del cuore femminile. E se Channing Tatum non sfrutta a pieno le sue potenzialità, forse perché penalizzato da un personaggio abbastanza uguale a se stesso, risultano assolutamente perfetti Sam Neill e Jessica Lange. Riabilitati dai telefilm – il primo da Alcatraz e la seconda da American Horror Story – interpretano egregiamente i perfidi genitori di Page, veri e propri villain del film.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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