La recensione di La matassa, il nuovo film di e con Ficarra&Picone

10 marzo 2009

In Nati Stanchi Salvo Ficarra e Valentino Picone erano amici per la pelle. Ne Il 7 e l’8 non si conoscevano ed erano stati scambiati alla nascita. Ne La Matassa, infine, hanno scelto di interpretare due cugini rivali, producendosi in una serie di gag da manuale. Ma a sostenerli, in questo divertentissimo film, c’è anche un’ottima e cur...

La recensione di La matassa, il nuovo film di e con Ficarra&Picone

La matassa - la recensione

Si tratti di un film drammatico o di un film comico è importante avere una sceneggiatura basata sui contrasti fra i personaggi. Nel primo caso è meglio non allontanarsi dal realismo, dalla verità dei sentimenti. Nel secondo, l’esagerazione è invece lecita, e spesso necessaria. Una lite che dura da decenni, un antipatico disaccordo tra famiglie, è l’elemento che nel nuovo film di Ficarra e Picone crea il divertimento.

Ridiamo di un vissuto che ben conosciamo - ed è una ristata liberatoria, catartica – e per un allegro rovesciamento della realtà - grande specialità dei due comici palermitani, che fin da Nati stanchi hanno cercato di ribaltare una serie di luoghi comuni.Ne La matassa i parenti restano serpenti, ma per esempio i mafiosi, proverbialmente crudeli oppure ridotti a macchiette che si esprimono in un siciliano improbabile, diventano buffi nella loro solennità. Succede in una delle scene più spassose del film, in cui tre boss “abusano” dell’arte di scambiarsi i cosiddetti pizzini esasperando i cugini Ficarra e Picone.

Un altro pregio di questa commedia diretta insieme a Gianbattista Avellino, è la solidità della sceneggiatura, a cui non a caso hanno collaborato Fabrizio Testini e Francesco Bruni. Lontano dall’essere una successione sconnessa di numeri dei due attori, si affida a dialoghi brillanti, situazioni imprevedibili, personaggi secondari ben costruiti. Ogni ruolo è stato pensato, curato e affidato al giusto interprete. Pino Caruso nei panni di un prete, Claudio Gioè in versione infermiere disonesto, Mario Pupella in veste mafiosa sono tutti eccezionali e arricchiscono un film che affida gran parte della propria riuscita alla coralità. E’ poi è bello vedere nuovamente dei caratteristi – presi dal cinema ma anche dal teatro dialettale siciliano.

Ficarra e Picone li hanno diretti con consapevolezza, dando vita insieme a loro a un film forse meno convincente de Il 7 e l’8, che aveva un ritmo più incalzante, ma comunque molto gradevole. Garbati e mai volgari, Salvo e Valentino ci hanno dimostrato che, anche senza la bellona di turno, la parolaccia o l’ossessivo riferimento all’attualità, si può offrire al pubblico un prodotto godibile. Quanto alla regia, non sarà perfetta, ma non è certo teatro filmato. Resta pur sempre subordinata al gioco dell’attore, ma è comunque mossa, e quando si fa coraggiosa, non scivola mai nel virtuosismo e nell’invadenza.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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