La furia dei Titani - la recensione del film

29 marzo 2012
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Un caso molto particolare, quello dei Titani che ritornano molto adirati. Un primo film che è stato accolto male come pochi negli ultimi anni, ma che ha incassato bene e quindi giustifica il ritorno degli dei in una Grecia antica molto arida, ma pronta allo slancio eroico.



Un caso molto particolare, quello dei Titani che ritornano molto adirati. Un film (Scontro tra Titani) che è stato accolto male come pochi negli ultimi anni, ma che ha incassato bene e quindi giustifica il ritorno degli dei in una Grecia antica molto arida, ma pronta allo slancio eroico.

In un tentativo sempre più ardito di trovare storie (più o meno) originali da adattare Hollywood ha iniziato a guardare alla Grecia classica e turbolenta della sua mitologia. Si torna insomma alle radici.

Di materiale ce n’è e ce ne sarebbe infinito. Ma per La furia dei Titani non vi serve aver letto "I miti greci" di Robert Graves (anche se ve lo consiglio), basta molto meno per individuare lo schema eterno dell’eroe che abbandona il suo gravoso compito e le sue responsabilità per dedicarsi a vita privata (il pescatore, mestiere molto gettonato nei circoli divini) e alla famiglia, salvo poi dover tornare in attività per il ruolo gravoso assai di salvatore del mondo. Il compito di Perseo(un Sam Worthington un po’ più a suo agio rispetto al primo film) è proprio questo.

Il padre Zeus è nei guai a causa del fratello Ade, gli dei perdono l’immortalità. Una bella confusione, fra Ade e Olimpo, Terra e Cielo, Inferno e Paradiso (diremmo noi). Il peggiore dramma famigliare dai tempi di Caino e Abele si compie sullo sfondo di una Grecia arida e spaventata. Insomma, un pastiche molto curiosamente assortito, un Frankenstein narrativo. Per nobilitarlo tornano, ma con ruoli più polposi, attori di gran curriculum.Per rendere le vicende antiche un po’ più complesse e i personaggi più delineati si è cercato di imparare dagli errori di Scontro tra Titani evitando la mera sequenza di combattimenti in salsa 3D.

Il problematico rapporto fra i due fratelli è portato sullo schermo da Liam Neeson e Ralph Fiennes, che qui è cattivo quasi quanto il comandante Amon Goeth di Schindler’s List (ecco dove li avevamo visti insieme!). Un cast degno di una tragedia greca di gran teatro, da Bill Nighy a Rosamund Pike, da Danny Huston all’Edgar Ramirez della miniserie Carlos, riescono a rendere un po’più credibili i dialoghi.Una feroce chimera riuscita e ben animata dà un certo slancio alla seconda parte del film che tecnicamente si avvale di un 3D di discreta fattura dopo i disastri di Scontro tra Titani.
Perseo dovrà sistemare le cose con un viaggio nel turbolento Tartaro, che potrebbe stimolare facile ironie odontoiatriche, ma che per la cronaca è il luogo in cui Zeus ha rinchiuso i Titani. Un mondo popolato anche da Ciclopi, dei e semidei, molti con una curiosa bramosia di mortalità (contenti loro, se solo vivessero nella Grecia contemporanea…).
Senza essere troppo emozionante o coinvolgente La furia dei Titani è un compito svolto con una certa cura e diligenza, come da uno scolaro più secchione che talentuoso.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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