La recensione di La felicità porta fortuna - Happy go lucky, il film di Mike Leigh

04 dicembre 2008

Sembra quasi un paradosso affermarlo, ma l’uscita pre-natalizia decisa dalla Mikado per quest’ultimo film del grande Mike Leigh, visto a Berlino 2008, dove Sally Hawkins ha vinto il premio come attrice, potrebbe essere il periodo più azzeccato per questa pellicola. Già, perché l’autore più corrosivo e cinico dell’odierno panorama brita...

La recensione di La felicità porta fortuna - Happy go lucky, il film di Mike Leigh

La felicità porta fortuna - Happy go lucky: la recensione

Sembra quasi un paradosso affermarlo, ma l’uscita pre-natalizia decisa dalla Mikado per quest’ultimo film del grande Mike Leigh, visto a Berlino 2008, dove Sally Hawkins ha vinto il premio come attrice, potrebbe essere il periodo più azzeccato per questa pellicola. Già, perché l’autore più corrosivo e cinico dell’odierno panorama britannico questa volta ha sfornato un’opera intrisa di buoni sentimenti, in cui la protagonista è una specie di “Candido” contemporaneo, incapace di vedere qualsiasi cosa le accada nella vita se non in maniera assolutamente positiva. Così quando il suo insegnate di guida si rivela un bigotto frustrato e razzista, incapace di rapportarsi al prossimo se non in maniera rabbiosa, lo scontro è inevitabile.

Rispetto alla sua cinematografia passata Mike Leigh cambia registro, e dalla solita impostazione corale e polifonica passa ad una sola protagonista su cui ruota tutta la vicenda; questo evidentemente gli è anche stato permesso dalla misconosciuta Sally Hawkins, che della protagonista Poppy offre una versione davvero ammaliante, una sorta di cartone animato in carne ed ossa che però mai cade nella trappola della caricatura, ed alla fine risulta pienamente credibile e toccante pur nel suo essere un personaggio completamente (o quasi) fuori dal mondo.

Anche se Happy-Go-Lucky è uno dei lungometraggi più leggeri e briosi di Mike Leigh, ciò non va comunque letto in maniera semplicistica. Il personaggio dell’istruttore di guida, interpretato da un Eddie Marsan focoso e altrettanto valevole, rappresenta infatti il lato più oscuro e contraddittorio del film, quella parte del sottobosco urbano che sfoga la propria condizione precaria in istinti primordiali, irruzioni come ad esempio quello della xenofobia. L’incontro/scontro con Poppy, scandito secondo una progressione di intensità al solito precisissima, come nei migliori film di Leigh, alla fine non serve tanto per delineare l’arco narrativo della ragazza, “tipo fisso” che per sua propria natura non può cambiare più di tanto la propria fisionomia interiore, quanto per delineare invece il personaggio di Scott, vero elemento scatenante delle dinamiche interne al film,e carattere più in sintonia con la ferocia delle figure già ampiamente delineate dal cinema passato dell’autore.

La felicità porta fortuna è senz’altro uno dei film più “semplici” di Mike Leigh, sia nella composizione della storia che nello sviluppo psicologico dei personaggi, ma rimane comunque un prodotto di grande fattura cinematografica, capace di regalare al pubblico una figura dalla simpatia innata e dalla rara capacità di influenzare l’umore degli spettatori con una ventata di sana allegria. Nei momenti in cui il film forza la mano sul lato comico, parossistico di Poppy, ci si diverte e non poco; dietro le pieghe della leggerezza e del disincanto ostinato gli spettatori più attenti noteranno però anche la costante voglia di Leigh di indagare ancora una volta le contraddizioni e i lati bui della società britannica di oggi.



  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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