La doppia ora, recensione del film thriller di Giuseppe Capotondi

05 ottobre 2009
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L'originalità dell'esordio alla regia di Giuseppe Capotondi, esordio presentato in concorso a Venezia 2009, consiste nel provare a trovare un equilibrio instabile tra una sceneggiatura che alterna toni e generi ed una messa in scena che al contrario si basa sulla coerenza visiva.

La doppia ora, recensione del film thriller di Giuseppe Capotondi

La doppia ora - la recensione

Parlando de La doppia ora, esordio alla regia di Giuseppe Capotondi che vede protagonista l'affiatata coppia composta da Filippo Timi e Kseniya Rappoport,  è praticamente impossibile raccontare la trama senza rischiare di svelare uno dei molti snodi narrativi proposti da una sceneggiatura che mescola senza soluzione di continuità un numero impressionante di generi cinematografici.

Dal melodramma all'horror, dal noir più soffuso al thriller, Capotondi non sembra esitare di fronte a uno script composito, su cui il regista tenta quello che potremmo definire un vero e proprio esperimento estetico, e che tutto sommato si rivela la cosa più interessante del film: portare avanti un'idea di messa in scena elegante e molto coerente, che eviti qualsiasi cambio di ritmo in favore dell'introspezione psicologica dei personaggi e della possibilità di entrare in empatia con loro. Una logica che definiremmo più "commerciale" avrebbe voluto un lungometraggio spezzato da continui cambi di ritmo, oppure da soluzioni di regia che seguissero le opzioni proposte dagli eventi narrati. L'autore invece regala a tutto il film una linearità che a tratti spiazza, che non sembra legarsi perfettamente al testo, ma che non appare mai come ingenua, eventualmente il contrario: se Capotondi pecca, è nell'essere abbastanza presuntuoso da credere di poter sostenere tutta la durata del film senza variazioni.

Questo non sempre riesce, e La doppia ora in alcuni momenti soffre di una certa sterilità emozionale; il lungometraggio rimane però un prodotto sicuramente degno di interesse, che tradisce forse l'inesperienza del cineasta ma che al tempo stesso ne esprime le potenzialità. Giuseppe Capotondi in futuro potrebbe rivelarsi come un regista capace di rielaborare il genere più esplicito per riproporlo secondo una visione personale, processo creativo che al cinema italiano di oggi sembra totalmente mancare.

La doppia ora sembra suggerire soprattutto questo, spunto che non va dunque assolutamente sottovalutato.

La doppia ora
Il trailer del film con Kseniya Rappoport e Filippo Timi


  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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