La casa sul mare Recensione

Titolo originale: La villa

15

La villa: recensione del fllm di Robert Guédiguian in concorso al Festival di Venezia 2017

- Google+
La villa: recensione del fllm di Robert Guédiguian in concorso al Festival di Venezia 2017

La villa del titolo è grande, è bella, ma è non opulenta o lussuosa. È accogliente, e non arrogante. Incastonata sul fianco di una calanca vicino Marsiglia è stata costruita dal suo proprietario e dai suoi amici, che l'hanno dotata di un grande terrazzo semicircolare che è sinonimo di accoglienza. Quella villa, e il ristorante a prezzi popolari che è nato con lei, sono il simbolo di un'utopia che sta morendo, che non si sa più come continuare.
Chiamati al capezzale del padre anziano, dell'uomo che quell'utopia l'aveva concepita, tre fratelli avanti negli anni devono fare i conti con le loro storie e con la Storia, mescolando inestricabilmente politica e amore, dolori privati e tragedie collettive.

La villa, allora, è il film con cui Robert Guédiguian cerca di tirare le somme di una carriera che da sempre parla di queste cose qui, fronteggiando lui stesso la fine di un'epoca, un delicata e drammatica cesura storica, proprio come chiama a fare i suoi protagonisti.
Che poi sono Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin e Gérard Meylan, gli stessi di Ki lo sa?, che non a caso viene direttamente evocato in un inserto che serve da flashback: lei è un'attrice che da anni non torna a casa per via di una tragedia della quale ha incolpato il padre, la morte della figlioletta; il secondo un intellettuale depresso e sarcastico che sta per essere mollato dalla fidanzata giovane; il terzo quello che è sempre rimasto nella calanca, col padre, bandando a lui, alla casa, al ristorante.

Di fronte all'impasse delle loro vite, e al senso d'impotenza di fronte a quanto è cambiato e non riconoscono più (esattamente come il mondo nuovo non riconosce più loro), c'è un solo modo - suggerisce Guédiguian - per ritrovare la speranza: aggrapparsi a quei valori di compassione e altruismo che sembrano persi perfino a sinistra, e cercare di trasformare il dramma in opportunità, la decadenza in rinascita. C'entrano i migranti, ovviamente, così anche il metaforone politico su un Europa rigenerata dagli stranieri è completo.

La visione politica di Guédiguian è chiara, lineare e un po' semplicistica, proprio come lo è la sua regia. Una regia che indugia troppo su quei piccoli particolari a effetto un po' patetici che piacciono tanto alle masse del ceto medio intellettuale che è il pubblico di riferimento di questo film, e che si limita a fare da appoggio a un testo che - come da sempre nel cinema del francese e di certo cinema francese - è tutto basato su dialoghi teatrali e artificiosi, strutturati per evidenziare i contenuti politici e simbolici invece che per suggerirli fra le righe.

Come i suoi protagonisti, Robert Guédiguian si sente un relitto del passato, e forse lo è: e come loro, sembra sapere che ogni forma possibile di rilancio verso il futuro non lo farà comunque più diventare un protagonista, lasciando a questo film e ai suoi prossimi un valore di testimonianza, e poco più.
La villa, il ristorante e la calanca come ultimo avamposto resistenziale, per respingere gli assalti di una modernità barbara che non piace. Lo scenario naturale e culturale può anche conquistare. Ma si tratta comunque di un romanticismo malinconico di maniera, del tentativo di mantenere aperti sentieri e stili di vita che non ha alcuna vera capacità attrattiva oltre al folklore.

La casa sul mare
Il Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD
10441


Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
Lascia un Commento