La canzone più triste del mondo - recensione

17 luglio 2008
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Per la prima volta esce nelle sale del nostro paese un film diretto da uno dei registi più personali ed eccentrici del panorama cinematografico contemporaneo: il canadese Guy Maddin. Come tutti i film di Maddin, La canzone più triste del mondo è ambientato nella sua città natale, Winnipeg, descritta sempre come un luogo onirico, splend...

La canzone più triste del mondo - recensione

La canzone più triste del mondo - recensione

Nel panorama cinematografico contemporaneo, non vi sono registi o autori paragonabili a Guy Maddin, cineasta canadese purtroppo misconosciuto nel nostro paese. Per la prima volta un film di Maddin ha una distribuzione in sala e, per quanto l’uscita estiva non farà di certo proseliti, è perlomeno un segnale da non sottovalutare e da sfruttare per coloro i quali si vogliano avvicinare all’opera di questo eccentrico regista. Eccentrico nel senso etimologico del termine, ovvero scentrato, non allineato, disassato rispetto alla dominante di pensiero del mondo del cinema.

La canzone più triste del mondo, datato 2003, è un perfetto esempio dello stile cinematografico di Maddin, sia dal punto di vista narrativo che da quello visivo: post-moderno nel senso meno banale e meno tarantiniano del termine, il canadese ingurgita le origini della storia del cinema (dal muto all’espressionismo tedesco, da Von Stroheim a Murnau) la digerisce in una sacca dove i succhi gastrici sono l’onirismo (lynchiano ma non troppo) ed una sensibilità artistica pop frammentaria ma non frammentata, e le ripronone modellandole in maniera obliqua e ironica.

Dal punto di vista visivo il risultato di questa operazione appare personalissimo e spiazzante, dotato di un fascino insolito e persino perverso; perverso perché spesso e volentieri – come anche nel caso de La canzone più triste del mondoMaddin declina in questo modo una materia narrativa formata da un complesso quanto naturale assemblaggio di romantiche nostalgie, situazioni perturbanti, drammaticità shakespeariane ed umorismo obliquo, ora tagliente, ora dolcissimo.

Ne La canzone più triste del mondo c’è satira sociale e sullo show businnes, ricostruzione storica, analisi dei legami familiari, esplosione di passioni, omaggio ad una città, Winnipeg, che per Maddin è un luogo amniotico vibrante e magico. Ma soprattutto nel film c’è tutta la magia del cinema (ri)creato da Maddin, un freak show di celluloide misterioso e affascinante nel quale perdersi come in un sogno.

La canzone più triste del mondo
Clip e curiosità sul film con M. McKinney e Isabella Rossellini


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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