La banda dei Babbi Natale - recensione del film di Aldo, Giovanni e Giacomo

16 dicembre 2010
3.5 di 5

Giunto all’ottavo lungometraggio (contando anche il teatrale Anplagghed al cinema) e dopo qualche prova altalenante, l’affiatato trio comico composto da Aldo Baglio, Giovanni Storti e Giacomo Poretti, sceglie un genere classico e rischioso come quello del film natalizio.

La banda dei Babbi Natale - recensione del film di Aldo, Giovanni e Giacomo

La banda dei Babbi Natale - la recensione

Un medico, un veterinario e un disoccupato, accomunati dalla passione per il gioco delle bocce, finiscono la notte del 24 dicembre in un commissariato milanese, vestiti da Babbo Natale e accusati di furto d’appartamento. Una banda di svaligiatori vestiti come loro ha infatti messo a segno vari colpi nella zona. Per dimostrare la propria estraneità ai fatti, i nostri iniziano a raccontare al poliziotto di turno e alla esterrefatta commissaria - che se li vede recapitare come uno sgradito pacco regalo proprio mentre sta per andare a trascorrere la vigilia in famiglia -  i vari passaggi che li hanno portati a trovarsi in quella spiacevole situazione. 

Giunto all’ottavo lungometraggio (contando anche il teatrale Anplagghed al cinema) e dopo qualche prova altalenante, l’affiatato trio comico composto da Aldo Baglio, Giovanni Storti e Giacomo Poretti, sceglie un genere classico e rischioso come quello del film natalizio. Ed esce vincente dalla scommessa, firmando a nostro avviso il loro miglior risultato cinematografico (ex aequo forse col  debutto, Tre uomini e una gamba). La banda dei Babbi Natale è un classico feel good movie, capace non solo di divertire lo spettatore ma anche di farlo sentire, in un certo senso, riconciliato con se stesso.
In questo senso Aldo, Giovanni e Giacomo (che appaiono coi loro veri nomi e cognomi, completando di fatto la trasformazione in personaggi) incarnano alla perfezione, con la loro fisicità, degli everymen un po’ perdenti e un po’ “ganassa”, in cui è facile riconoscersi. Giovanni è un latin lover con due famiglie, una in Italia e l’altra in Svizzera, Aldo (il normanno siciliano) è un inguaribile fannullone che riesce a farsi buttar fuori di casa dalla moglie, e Giacomo è un vedovo inconsolabile il cui severissimo Super-io non gli permette di cedere alla corte della bella dottoressa sua collega. E poi ci sono le bocce, gioco tradizionalmente snobbato come tipico passatempo da pensionati, trasfigurato nel mondo dei tre in uno sport più appassionante del bowling e ricco di sequenze divertenti e a modo loro spettacolari che omaggiano Il Grande Lebowski.

Questi eterni secondi, accomunati dall’ansia di riscatto e dal gusto fanciullesco per il travestimento e il gioco, grazie ad una notte surreale e bizzarra ricevono in regalo nuove opportunità per crescere e per liberarsi. Incapaci di venire a patti con un mondo che vorrebbe costringerli ad assumere delle responsabilità più adatte alla loro età anagrafica, Aldo, Giovanni e Giacomo  riescono a plasmarlo a loro immagine e somiglianza. E la sequenza onirica con le statue di Mimmo Palladino, con l’incursione di un irresistibile Aldo in salsa matrixiana è una delle sequenze più riuscite del film.

Come artisti, i tre dimostrano la loro saggezza regalando ruoli non secondari ai numerosi partner di scena, tutti bravissimi, da Angela Finocchiaro a Giorgio Colangeli, da Giovanni Esposito a Sara D’Amario, senza dimenticare Mara Maionchi, Silvana Fallisi, Lucia Ocone e Massimo Popolizio (bello il suo cammeo, come le apparizioni di Remo Remotti e Cochi Ponzoni). La regia di Paolo Genovese si mette giustamente al servizio delle performance degli attori e di una storia che vedremmo volentieri anche a teatro. Abbandonando le ambizioni eccessive di altri loro film, Aldo, Giovanni e Giacomo costruiscono una narrazione coerente e coinvolgente a partire dalla struttura a sketch che è loro più congeniale. Grazie a questa, e all’uso dei flashback, la storia accumula tensione comica e riesce a tener viva la curiosità dello spettatore nel racconto senza grosse sfilacciature.

Se non ci si sganascia dalle risate, si ride e si sorride comunque molto, ci si affeziona ai personaggi, e si apprezza molto il fatto che Aldo, Giovanni e Giacomo non parlino un basso gergo televisivo e non ricorrano ad abusati cliché, ma rispettino il linguaggio cinematografico senza sacrificargli le proprie peculiarità. La banda dei Babbi Natale è davvero un film che fa piacere vedere per le feste, così come lo fa ritrovare tre dei nostri comici preferiti in perfetta forma. 

La banda dei Babbi Natale
Il trailer del film con Aldo, Giovanni e Giacomo


  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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