La Ballata di Buster Scruggs Recensione

Titolo originale: The Ballad of Buster Scruggs

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The Ballad of Buster Scruggs: recensione del film dei fratelli Coen in concorso al Festival di Venezia 2018

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The Ballad of Buster Scruggs: recensione del film dei fratelli Coen in concorso al Festival di Venezia 2018

Col western, Joel e Ethan Coen si erano già confrontati ai tempi di Il Grinta. E, per quanto questo nuovo loro film sia una cosa del tutto diversa - nei toni e nei modi, nata prima come idea di serie e poi riconvertita a film a episodi (non a caso, perché dentro l’insieme dei racconti c’è tutto un percorso e tutta una coerenza, che come al solito spiazza e sorprende) -, i fratelli sono riusciti a metterci dentro anche qualcosa di quell’approccio lì.

The Ballad of Buster Scruggs è il western visto dai fratelli Coen, tutto il western: e quindi anche quello classico del Grinta, come quello di Sergio Leone (omaggiato nell’episodio in cui un impiegato di banca contrattacca il bandito che lo vuole rapinare usando padelle come giubotto antiproiettile), e tutto quello che ci passa in mezzo ed è venuto dopo: compresi gli speroni e i pistoleri, le carovane e i cercatori d’oro, i banditi e i saloon, i carri con gli spettacoli itineranti e le diligenze.

Sotto questa superficie, sotto questo omaggio che può essere esilarante come nel primo, omonimo episodio di cui è protagonista Tim Blake Nelson fuorilegge canterino, ma anche surreale, malinconico, aspro, dolce e metafisico, c’è però qualcosa di altro.
Con la disinvoltura scanzonata e solo in apparenza cialtrona che gli è propria, infatti, i Coen sono riusciti nell’intento di fare di The Ballad of Buster Scruggs un film sulla morte. Sulla morte e, quindi, sulla vita, sulla sua ironia, sul suo senso. E non solo perché nel west si spara.
Certo, non c’è un solo episodio di questo film-antologia in cui non muoia qualcuno. Anzi, in sei casi su sei, a fare una brutta fine è un protagonista del racconto. Ma non basta un cadavere, a fare un film sulla morte. È come questa morte viene raccontata, che conta.

Buster Scruggs, protagonista del primo episodio, rifiuta d’ereditare la mano di uno che si è appena alzato da un tavolo da poker perché il punto che il tipo aveva in mano era una doppia coppia asso e otto, quel punto che è noto proprio come “la mano del morto” perché è quello che aveva in mano Wild Bill Hickock quando gli hanno sparato.
Da lì in avanti, i Coen riflettono su cosa significhi morire, e quindi vivere, prendendosi il lusso di avere Tom Waits come protagonista di uno degli episodi più ironicamente lirici del film, e prendendo in giro i dialoghi di Tarantino e aprire le porte al mistero mistico in quello finale e rivelatorio.

La Ballata di Buster Scruggs
Il Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD
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Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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