L'uomo fedele: recensione dell'opera seconda di Louis Garrel, anche protagonista insieme a Laetitia Casta

10 aprile 2019
3.5 di 5
26

Commedia, storia romantica, anche thriller e altro ancora, un triangolo molto francese.

L'uomo fedele: recensione dell'opera seconda di Louis Garrel, anche protagonista insieme a Laetitia Casta

Il triangolo, ma con leggerezza; Louis Garrel torna a raccontare l’amore che travolge, ma sempre con una decisiva componente di gioco ed eleganza, ancora più rispetto alla sua appassionata opera prima, Les deux amis, purtroppo da noi inedita. Dopo essersi fatto ispirare dalla musa e compagna di allora, Golshifteh Farahani, ne L’uomo fedele continua il gioco fra biografia e finzione, interpretando insieme alla moglie Laetitia Casta il ruolo di protagonista. Non sarebbe però il Garrel sempre più autoironico degli ultimi tempi, se non decidesse di porre molti ostacoli al lieto consolidamento del loro amore come coppia, oltre a prove di più o meno disinibita maturità.

Come la prima sequenza, la più memorabile del film, in cui Marianne (la Casta) molla il povero Abel (Garrel stesso), con una durezza appena addolcita dall’arma impropria della pietà; un momento esilarante, da risata imbarazzata e frenata dal senso di colpa. Abel reagisce come farebbe l’Allen attore, balbettando e sperando di sparire dalla faccia della terra, dando il via a una storia spumeggiante e in linea con la regola aurea del collaboratore di Garrel alla scrittura, il quasi novantenne monumento bunueliano, Jean-Claude Carrière, per il quale ogni scena deve concludersi con una situazione che spiazzi lo spettatore. 

Dopo la brutale separazione, causata dall’intervenuta passione della Marianna di Francia Laetitia Casta per il miglior amico di lui, tale Paul, i due sono lontani per dieci anni. Quando si ritrovano le cose sono cambiate, c’è un figlio a complicare le cose, oltre al fatto che la sorella di Paul è ormai cresciuta, portando il nome di Ève con sempre più fierezza e pericolo altrui. Eccolo ristabilito, dunque, il triangolo centrale del film, in cui incideranno segreti non svelati che faranno sterzare il film quasi dalle parti del thriller. L’uomo fedele, inteso in senso non propriamente letterale, è un omaggio alla nouvelle vague, in fondo anche al cinema del padre Philippe Garrel, con in più una bella dose di umorismo ad attualizzare eterne dinamiche di amorosi sensi, raccontando un maschio che si crede ancora in posizione di potere, ma che in realtà si conferma sempre più strumento sempliciotto in mano alla deliziosa sofisticazione strategica di una donna ben più lungimirante. Un ruolo compiuto e complesso per Laetitia Casta, probabilmente il più maturo della sua carriera.

Non aspettatevi scene madri o enfasi eccessiva, nel film è tutto ammantato di un minimalismo disincantato, ma delicato, che porta in primo piano dinamiche così abusate, ma centrali alla vita e alla nostra respirazione quotidiana, che non serve alzare i toni, anche nei confronti della morte: qui parte con l’amore e la vita di un altro triangolo che ci vede attori o spettatori. Inutile agitarsi troppo, se i confini tra seduttore e ridicolo, una cosa e il suo opposto, sono così flebili. L’uomo fedele è una tragedia greca che si inchina presto all’irresistibile potere del caso e del destino. Opera di maturità per il Garrel autore, qui alle prese anche con l’essere padre, anche se per ora di un figliastro. Non è il caso di esagerare, ci sarà tempo per psicanalizzare il suo rapporto, personale e creativo, con l’ingombrante figura del padre cantore dell’amore post nouvelle vague.    



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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