L'ultimo dominatore dell'aria - recensione del film di Shyamalan

23 settembre 2010
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M. Night Shyamalan porta al cinema dal vero la famosa serie televisiva per ragazzi Avatar: La leggenda di Aang. Solo un lavoro su commissione per dimenticare le ultime opere mal accolte?

L'ultimo dominatore dell'aria - recensione del film di Shyamalan

L'ultimo dominatore dell'aria - la recensione

Incapace di accettare il suo destino ascetico di Avatar, l'uomo che unico potrà dominare tutti gli elementi e porre fine al conflitto tra le nazioni dell'Aria, Acqua, Terra e Fuoco, il piccolo Aang scompare, autoibernatosi per cento anni. Quando due giovani membri della nazione dell'Acqua lo rinvengono, il giovane dovrà decidere se abbracciare il suo destino.

La trama di L'ultimo dominatore dell'aria riassume la prima stagione ("Libro I : Acqua") del cartoon Avatar : La leggenda di Aang, creato dal team Brian Konietzko-Michael Dante DiMartino, curioso esempio di anime ideato da occidentali. Con tali premesse, l'idea che un lavoro su commissione di un "autore" come M. Night Shyamalan si basi su una tale fonte dovrebbe già far intuire che il regista ha cercato comunque di non tradire tutte le suggestioni che hanno attraversato i suoi film precedenti. Prescelti, conflitti secolari, scala epica della narrazione e combattimenti massivi non sono certo un faro di originalità nella produzione hollywoodiana attuale che miri al target degli adolescenti, ma l'incontro tra Hollywood e un misticismo di stampo orientale è perfettamente nelle corde di Shyamalan.

Autore per principio anche del copione, M. Night abbraccia a tal punto il compito affidatogli dalla Paramount e dalla Nickelodeon, da scremare il cartoon originale dell'umorismo sdrammatizzante che aveva, optando per una solennità religiosa a 360° che l'ha reso facile bersaglio dei Razzie con gli ultimi Lady in the Water e E venne il giorno. Specie considerandone il pubblico di riferimento, il film comunque funziona, ricordando un Narnia dark con il non sottovalutabile vantaggio di un prezioso messaggio pacifista di fondo. Peccato per qualche goffa strizzata d'occhio a Star Wars e Il Signore degli Anelli, ma si ricordano con piacere almeno due belle scene di scontri, prolungati in suggestivi piani sequenza. Tra i giovani funzionali attori, si fa onore il Dev Patel di The Millionaire, forse depositario del personaggio più interessante.

Tutto vedibile, con il giusto spirito. Il fulcro della discussione è piuttosto un altro: dove ha intenzione di andare il regista del Sesto Senso e The Village? L'approccio da "shooter di lusso" al materiale dell'Ultimo dominatore dell'aria ci ricorda che Shyamalan è una singolare figura che unisce in sè un professionista del mezzo, a richiesta mimetico, con un autore molto personale: non per nulla fu la sceneggiatura di Stuart Little ad ammetterlo nel giro del cinema delle major, qualcosa che di certo non si legherebbe alle visioni cupe di un Unbreakable. Sembra che il regista abbia avviato, con questo adattamento e la parallela produzione di thriller non da lui diretti, un percorso di riscoperta che lo aiuti a tornare in sintonia col pubblico (non necessariamente lo stesso di prima) e soprattutto con i dirigenti del sistema. Da L'ultimo dominatore dell'aria si avverte quindi inevitabilmente un ridimensionamento delle ambizioni dell'artista in crisi, ma anche la strategica umiltà del professionista.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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