L'ultima ora, la nostra recensione del thriller visionario di Sébastien Marnier

26 giugno 2019
3.5 di 5
5

Adattamento del romanzo di Christophe Dufossé, è un film ambizioso.

L'ultima ora, la nostra recensione del thriller visionario di Sébastien Marnier

Quando il professore di lettere tenta il suicidio davanti ai suoi alunni, in una classe per studenti più dotati della media, a prenderne il posto è il supplente Pierre (Laurent Lafitte). Con un libro su Kafka in sospeso, così com'è in sospeso tutta la sua vita di neoquarantenne, Pierre s'impegna ma qualcosa non lo convince nei ragazzi che ha di fronte...

Il romanzo omonimo di Christophe Dufossé, da cui L'ultima ora è tratto, è stato pubblicato nel lontano 2002, probabilmente influenzato dalle angosce post-11 settembre. Il terrore per un futuro oscuro dell'ambiente e dell'umanità, vissuto attraverso gli occhi dei liceali, sembra tuttavia involontariamente più che mai attuale, alla luce del movimento rappresentato da Greta Thunberg, la cui intransigenza verso il mondo degli adulti sembra riflessa, però con maggiore fatalismo, nei sei studenti che Pierre cerca di interpretare. Regista e autore della sceneggiatura, Sébastien Marnier non pare interessato soltanto alla militanza per un mondo migliore, e per fortuna: pur corretta da una certa salutare ambiguità, la denuncia dei "mali del mondo", così com'è presentata nel suo lungometraggio, risulterebbe altrimenti piuttosto qualunquista di per sè. Ciò che la fa funzionare è un messaggio di fondo più generale, spietato ma piuttosto chiaro: l'adulto deve farsi carico dell'intelligenza, delle speranze e delle sofferenze dei più giovani, anche perché la barriera che per difesa crede esista tra lui e loro in realtà non c'è. E la condivisione di un destino comune è enormemente più complessa dell'insegnamento nozionistico. C'è della sfrontatezza nel concepire un film così poco conciliante, nel generale calo demografico, dove tenterebbe magari l'idea di raccontare una vicenda che semplifichi gli attriti nel rapporto tra genitori e figli (veri o ideali) o addirittura lo idealizzi.

L'ultima ora è invece un racconto angoscioso e inquietante, costruito come un thriller horror con venature (solo venature) fantastiche. Ed è probabilmente in questa costruzione di genere che Marnier a volte calca la mano, perché se da un lato l'horror è una potente chiave di lettura del reale, dall'altro un paio di depistaggi facili nella storia sembrano finalizzati a mantenere una suspense fine a se stessa. Ottima invece l'idea di costruire tensione con l'esecuzione di due canzoni passionali di Patti Smith, Pissing in a River e Free Money, la cui vitalità disperata si sposa bene alla temperatura emotiva dei ragazzi che sconvolgono Pierre, in un crescendo di rabbia inespressa.
L'ultima ora è un film parecchio ambizioso, in cui non manca una forma di pessimismo cosmico di maniera, compensata però da una costruzione accattivante e da uno stile provocatorio, che sa fermarsi un attimo prima di sprofondare nel pacchiano. Soprattutto lancia un appello a un senso di responsabilità collettivo, tristemente contemporaneo nel modo in cui ignora ogni consolazione religiosa: prima ancora di combattere per la pace o per la natura, dobbiamo accettare l'idea di esistere.

L'ultima ora
Il Trailer Italiano del Film - HD


  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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