L'onda - recensione del film diretto da Dennis Gansel

26 febbraio 2009
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Dopo essere stato visto al Festival di Torino (dove ha portato a casa il premio per la miglior sceneggiatura), esce nelle sale italiane L'onda, interessante riflessione sui rischi del totalitarismo.

L'onda - recensione del film diretto da Dennis Gansel

L'onda - la recensione

Reiner (il bravo Jürgen Vogel) è un insegnante punkettone di un liceo tedesco. Quando un antipatico collega gli soffia il corso tematico sull’anarchia che avrebbe voluto tenere, è costretto a ripiegare sul tema "autocrazia". I suoi studenti – già di per loro non particolarmente motivati – non capiscono perché approfondire la questione, giacché secondo loro una dittatura in Germania, oggi,  non sarebbe di certo più possibile. Reiner decide allora di sfidare i ragazzi, contribuendo a far sì che la classe sviluppi una sorta di totalitarismo di cui lui è leader e loro i membri. Inizialmente la disciplina, l’uniforme comune e tutto il resto contribuiscono ad abbattere le barriere tra gli eterogenei gruppi di studenti che frequentano il corso. Ma da dal positivo annesso al senso di appartenenza a a farli sentire membri di una elite che esclude e discrimina chi non è del loro gruppo (chiamato come l’onda del titolo) il passo è breve. E presto, in soli sette giorni, Reiner si trova a dover fronteggiare un fascismo nemmeno troppo strisciante che avrà tragiche conseguenze.

Tratto da un romanzo di Todd Strasser molto popolare in Germania, a sua volta basato su un fatto di cronaca avvenuto negli anni Sessanta in California, quello diretto da Dennis Gansel è un film tedesco anomalo, per stile e declinazione, meno monolitico di quel che appaia. Specie in tempi di crisi come quelli che tutto il mondo si trova a vivere, poi, mostrare quanto sia facile (e veloce) che i più deboli e insicuri trovino forza e rassicurazione in una qualsivoglia idea di appartenenza, e di come questo si possa rapidamente tramutare a sua volta nella nascita di una cultura dalle chiare tendenze autocratiche e totalitariste, non è un concetto così antiquato e peregrino. Grazie all'azzecata cifra stilistica improntata ad un dinamismo giovanilistico sempre piuttosto contenuto e sobrio, e ad un cast di giovani interpreti di buon valore, L'onda è capace di un'efficacia che in alcuni punti si avvicina quasi ad una (relativa) potenza nelle descrizioni delle evoluzioni psicologiche dei singoli e della collettività.

A voler essere spocchiosi, si potrebbe obiettare che i limiti del film di Gansel stiano nel suo assunto chiaramente pedagogico ed in una certa didascalicità dello svolgimento: ma, paradossalmente, senza queste caratteristiche, proprie della parabola a fini educativi quale è, L'onda non avrebbe avuto poi tanto senso.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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