L'amore fa male - la recensione del film di Mirca Viola

06 ottobre 2011
2.5 di 5

E' un'opera prima singolare, questa di Mirca Viola, tutta al femminile, scritta a quattro mani (tutto sommato bene) e interpretata da un cast corale ben diretto.

L'amore fa male - la recensione del film di Mirca Viola

L'amore fa male - la recensione

E' un'opera prima singolare, questa di Mirca Viola, tutta al femminile, scritta a quattro mani (tutto sommato bene) e interpretata da un cast corale ben diretto. La tentazione – alimentata dalla stessa autrice, che ha detto di averlo scritto nel 2007, in un momento in cui sentiva l'esigenza di parlare d'amore, matrimonio e tradimenti – è quella di fare della psicologia da salotto, considerando che all'epoca la Viola poneva fine al suo lungo matrimonio col produttore Enzo Gallo. Ma anche se così non fosse, è chiaro che ci ha messo molto del suo, a cominciare dall'ambientazione alto-borghese, in cui la crisi si sente solo negli echi di qualche battuta, e i tormenti amorosi hanno il tempo di essere coltivati. Detto questo, che non è certo un difetto (sulle famiglie borghesi Scola ci ha costruito una carriera, e ha incentrato alcuni dei suoi film più riusciti), colpisce la sua voglia di raccontare una storia tanto complessa e con tanti personaggi.

A suo merito va detto che nella prima metà del film riesce a giostrarli benissimo, anche se verso il finale, quando tutti nodi devono avere il loro scioglimento, l'aggiunta di altri personaggi complica le cose e prolunga l'attesa a scapito della nostra attenzione. Capiamo l'amore geloso dell'autore per la propria creatura, e soprattutto nel caso di un'opera prima non è facile lavorar di forbici, anche se dieci minuti in meno avrebbero senz'altro giovato al ritmo del film.

Sicuramente Mirca Viola sa lavorare con gli attori, e riesce a ottenere buone performance da quasi tutto il cast. Spiccano, ovviamente, i due personaggi femminili principali, interpretati da Nicole Grimaudo e Stefania Rocca con adesione psicologica e fisica. In fondo Elisabetta e Germana sono due facce della stessa medaglia: la donna realizzata che però vive un amore di facciata e l'eterna ragazzina un po' sventata che continua a cercare l'amore nelle braccia sbagliate. Le donne escono alla grande da crisi, rivelazioni shock sul proprio matrimonio, sensi di colpa, amanti fedifraghi e tradimenti di amanti ufficiali con nuove fiamme che si rivelano fuochi fatui. Ad aiutarle è l'amicizia ma soprattutto la consapevolezza che l'amore fa male a molti ma che se glielo permetti può distruggerti, e che l'amore di sé viene sempre al primo posto.

Gli uomini ne escono con le ossa contuse: deboli, incapaci di cambiare, pronti a tradire ma mai pronti a lasciare, tesi alla conservazione dello status quo e indotti a cambiar vita solo quando divergenze estreme (come nel caso di Aldo, il marito di Elisabetta) rendono improrogabile questa decisione. E' così che Mirca Viola vede il mondo? E' così che siamo? Di certo molti si riconosceranno in questi personaggi un po' confusi e un po' superficiali, semplicemente umani che all'amore chiedono di esistere e di non finire mai, senza cali di passione e desiderio, sempre pago di se stesso e dell'oggetto su cui lo riversiamo. L'amore fa male mette troppa carne al fuoco e finisce per bruciarne un po', ma riconosciamo all'autrice il coraggio di essersi esposta, affrontando con sincerità un tema su cui nessuno potrà mai dire – per fortuna - la parola definitiva.



  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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