Isole - la recensione del film

09 maggio 2012

Guardare Isole è come salire su un treno regionale che abbia compiuto almeno metà della tratta.



Guardare Isole è come salire su un treno regionale che abbia compiuto almeno metà della tratta. La velocità è moderata, il mezzo di trasporto procede con stabilità e, fra una galleria e l’altra, lo sguardo può indugiare nella contemplazione di un paesaggio in continua trasformazione oppure soffermarsi pigramente sugli altri passeggeri. Non importa che una parte del viaggio sia già rascorsa, perché il ritmo piacevolmente monotono della corsa tranquillizza il nuovo arrivato dandogli l’illusione di essere salito a bordo proprio nel momento giusto.

Come
Cavalli di Michele Rho e Sulla strada di casa di Emiliano Corapi, con cui condivide la non appartenenza al cinema mainstream, il film di Stefano Chiantini non introduce, non spiega, non cerca il finale a sorpresa. Piuttosto, sorprende una realtà in divenire e irrompe pacatamente nel presente. Non analizza e non giudica, semplicemente osserva da lontano. L’effetto è benefico e rinfrescante.
Ma c’è di più.

Demandando al linguaggio delle immagini – e non delle parole – il compito di riflettere le pulsioni interiori dei personaggi, Isole li assimila potentemente alla natura. Sono aspri, selvaggi e forti l’immigrato clandestino Ivan, il sacerdote Don Enzo e la ragazza muta Martina. Sono microcosmi solidi e compiuti. Come le Tremiti che li ospitano, sono loro stessi delle isole, collegate per un istante da un ponte.
E’ un film sulla possibilità di entrare in contatto Isole, e sulla dignità umana come unico possibile riscatto da una marginalità da cui non si fugge in nessun modo.
E’ un grande romanzo verista Isole, che in epoca di superuomini vuole parlare di vinti, di ultimi che, invece di affidarsi alla vana speranza di essere un giorno primi, accettano la loro condizione con coraggio e consapevolezza.

Va da sé che questi sconfitti non avrebbero lo stesso doloroso spessore e la stessa profondità se a interpretarli non fossero
Giorgio Colangeli, Asia Argento e Ivan Franek, sempre contenuti e garbati. Che bello sarebbe averli seduti accanto in molti altri viaggi, magari su treni che procedono anche a velocità differenti.

Isole
Il trailer del film


  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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