Io vi troverò: la recensione dell'action thriller con Liam Neeson

18 agosto 2008
2.5 di 5
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Il film scritto e prodotto da Luc Besson e diretto da Pierre Morel.

Io vi troverò: la recensione dell'action thriller con Liam Neeson

C’è stata un’epoca, ormai remota come il Pleistocene, in cui su un film del genere la critica avrebbe lanciato strali furibondi, definendolo immorale e fascista. Charles Bronson divenne l’epitome di questo cinema cattivo e reazionario con la serie de Il giustiziere della notte, a cui seguì una lunga teoria di film in cui il cittadino si faceva giustizia da solo, nel modo più cruento e gratuito possibile. Oggi che non sta più bene dire certe parole, giudicate troppo ideologiche, lo si può definire tutt’al più un film“coatto”, termine che può anche indicare un cinema alla buona, pieno di spari e morti ammazzati, ma tutto sommato divertente.

Nonostante il fatto che a volte abbiamo amato il trash e rivalutato il poliziottesco, concedendoci i guilty pleasures del cinema di serie Z, non riusciamo però a comprendere il senso, oggi, di un'operazione come quella di Io vi troverò. Ci piacerebbe conoscere le motivazioni di Liam Neeson nell’accettare un tale ruolo da supermacho, da eroe d’azione tutto d’un pezzo e dritto alla meta: così tosto da far impallidire Rambo e tutti i suoi epigoni. Ex agente della CIA, ritiratosi dal servizio per stare vicino alla figlia - che vive con l’ex moglie risposatasi con un riccone - Bryan sembra infatti all’inizio un povero sfigato. Ma quando la ragazza 17enne, non appena messo piede contro il parere paterno sul suolo parigino, viene rapita da una banda di diabolici albanesi che instradano le turiste alla prostituzione e vendono le vergini al redditizio giro della tratta delle bianche, eccolo tirar fuori tutta la vecchia grinta e in men che non si dica ammazzare, torturare, distruggere e compiere imprese impossibili per chiunque non indossi una tutina di lurex e un mantello da supereroe, pur di riportarla a casa.

Besson (qui sceneggiatore e produttore) non si risparmia nessun luogo comune del razzismo più becero: senza un minimo accenno di umorismo mette su una tale congerie di cattivi mediorientali e dell’est europeo (ma ce n’è anche per i francesi, che dopo tutto prosperano su questi affari illegali) da spazzare via in un sol colpo l’immaginario pluridecennale del mafioso italo-americano come emblema di tutti i mali. E non si tratta certo di un fumetto, perché appunto manca di ironia e l’iperbole non è mai tale da strappare il sorriso, dal momento che, dopo tutto, questa vera e propria Killing Machine è spinta dall’impulso molto umano e nobile di strappare la figlia a una sorte orrenda.

Alla fine dei giochi viene da pensare che la CIA doveva essere un tantino distratta quando ha concesso la pensione al suo miglior operativo, un uomo in grado di ridurre in briciole Parigi, sterminare da solo e spesso a mani nude un decimo dei suoi immigrati criminali e clandestini e un bel po’ di malvagi francesi, e tornare a casa con soltanto un paio di graffi. E ci resta la curiosità di vedere se un attore come Neeson, dopo aver dato sfogo all’adrenalina e al machismo che evidentemente si nascondevano in lui, tornerà a ruoli più tranquilli e recitati, o se diventerà il Bronson del Duemila. Siamo sicuri che - dati i tempi che corrono - sarebbero in molti a gridare: Ammazzali tutti, Liam!



  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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