In grazia di Dio - la recensione del film di Edoardo Winspeare

25 marzo 2014
2.5 di 5
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Ancora un racconto sulla sua terra dal regista salentino

In grazia di Dio - la recensione del film di Edoardo Winspeare

Fra i nostri registi uno dei più legati al suo territorio è senz’altro il pugliese Edoardo Winspeare, che torna a raccontare il suo Salento dal punto di vista della gente comune con In grazia di Dio.
Con la crisi anche il piccolo artigianato viene colpito duramente, tanto da costringere fratello e sorella a chiudere il loro laboratorio tessile. Lei è costretta anche a vendere casa per tamponare l’emorragia del debito con una finanziaria e si deve arrangiare: con la figlia adolescente e irrequieta, la madre vedova e la sorella, laureata ma disoccupata, e con il sogno di fare l’attrice.

Winspeare torna al film di finzione dopo aver proseguito in parallelo una carriera di osservatore della realtà attraverso il genere documentario. Ci torna raccontando la piccola sopravvivenza, che alle consuete difficoltà di una terra povera aggiunge problemi più recenti come le banche che soffocano l’iniziativa privata invece di trainarla o Equitalia che aggiunge multe a tassi da strozzinaggio.

Il suo è un amore per personaggi credibili, spesso umili, che si trovano alle prese con difficoltà e dinamiche che non sono poi molto lontane a quelle di un secolo fa. Tanto che la famiglia protagonista risponde alla crisi pensando come quasi quasi si faccia prima a rifugiarsi nel territorio. Anzi, proprio nella terra, recuperando il contatto diretto con la campagna e i suoi frutti.

Quasi una scelta luddista, in cui si rinnega il presunto “progresso” rifugiandosi nella terra, sempre lì e immutabile, ma che non tradisce come un prestito a tassi folli. Una scelta di conservazione e sopravvivenza, quando non conservatrice, apologia di un mondo che rinnega il movimento per la staticità.

In grazia di Dio è un film al femminile, aspro come sanno essere le terre che racconta, con personaggi refrattari all’espressione fisica, ma anche verbale, dei propri sentimenti. Una famiglia che sembra troppo presa dal sovrumano sforzo per inventarsi una quotidianità per non dare per scontati i legami affettivi. Ci vorranno un trasferimento in campagna e il ritorno al baratto per far loro riconsiderare i sentimenti, per ridare priorità più importanti e intravedere, forse, senza sperarci troppo, anche un barlume di felicità.







  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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