Il violinista del diavolo - la recensione del film con David Garrett

21 febbraio 2014
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La vita di Niccolò Paganini torna sullo schermo, interpretata ed “eseguita” dalla star del violino David Garrett.

Il violinista del diavolo - la recensione del film con David Garrett

La figura di Niccolò Paganini è una delle più affascinanti della nostra storia: la sua modernità, il successo con le donne, la prodigiosa abilità delle sue lunghe dita nel praticare il pizzicato sulle corde di violino e nel manovrare l'archetto, al pari del mistero su alcuni periodi della sua vita ne hanno alimentato la leggenda. Al cinema è stato incarnato varie volte, nel 1923 dal futuro maggiore Strasser di Casablanca, il grande attore tedesco Conrad Veidt, nel 1946 dal suadente brizzolato Stewart Granger in un film romantico e nel 1989 in una famigerata versione da Klaus Kinski, letteralmente ossessionato dalle similitudini tra la sua vita, sotto il segno della sregolatezza tipica del genio, e quella di Paganini. La migliore interpretazione che ricordiamo, anche ma non solo per l'aderenza fisica, è quella del compianto Tino Schirinzi in un bello sceneggiato televisivo del 1976.

Oggi a portare Paganini sul grande schermo è per la prima volta un musicista, il wunderkind del violino solista David Garrett,  che col suo carisma ha saputo comunicare la passione per la musica classica a un pubblico anche molto giovane. Come concertista, Garrett condivide con Paganini la vita di tournée, i rapporti con gli impresari e coi fan, il successo con le donne (supponiamo) e il fatto di essere una personalità di rilievo. E solo un virtuoso del violino, a suo dire, sarebbe stato capace di rendere giustizia a Paganini. Per il timore di assistere all'ennesimo spettacolo di un attore che fa manifestamente finta di suonare, ha dunque deciso non solo di eseguire e riarrangiare la colonna sonora del film, ma anche di interpretarlo.

Intendiamoci, Garrett sa benissimo di non essere un attore e non ha intenzione di iniziare una nuova carriera, ma la sua scelta è comprensibile. Certo, Paganini era assai più esile e meno dotato fisicamente, ed è un po' difficile ritrovare nel ragazzone dissipato che vediamo sullo schermo il violinista genovese (che, ricordiamo, veniva curato con sostanze a base di mercurio per la malattia che lo portò alla morte, anche se nel film sembra che cerchi sfogo negli oppiacei).

In fondo, però, anche Paganini, come molte rockstar, godeva di un fascino maledetto ed è quello che il film rende meglio: se da sempre molti grandi talenti sono condannati a portarsi dietro demoni da cui non riescono a fuggire, è impossibile non pensare - il Paganini di Garrett non invecchia - a figure come quella di Jim Morrison e Kurt Cobain (di cui tra l'altro David esegue in maniera magistrale “Smells Like Teen Spirit”).

Saggiamente, Bernard Rose e David Garrett lasciano sulle spalle di altri e ottimi attori il peso di sostenere l'interpretazione del film, a partire dal sempre bravissimo Jared Harris nel ruolo del mefistofelico impresario, mentre il protagonista ha poche scene di dialogo e parla soprattutto con la voce del suo strumento. Quando sulla scena impugna l'archetto e dà vita alle armonie, ai capricci e alle bizzarre contaminazioni di Paganini, il film prende vita e vola.

Per il resto si lascia vedere, non rivela niente di nuovo sulla biografia del musicista (anche se tutti i particolari tecnici sono esatti, come ci ha raccontato proprio Garrett), elaborando più sulla leggenda del patto col diavolo che su una vita ancora avvolta nell'ombra, caratterizzata dall'idolatria del pubblico e dall'odio dei fanatici. La messinscena è curata e la storia è al tempo stesso romantica e tragica, come quelle degli sceneggiati di un tempo.

Non manca un amore infelice che farà sospirare il pubblico femminile, ma il motivo migliore per vedere questo film, ribadiamo, è il fatto di potere non solo ascoltare, ma anche vedere la musica di uno dei nostri più grandi e moderni artisti, evocata dallo straordinario omaggio di un suo emulo nato 200 anni dopo di lui.

 



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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