Il settimo figlio - la recensione del fantasy con Jeff Bridges e Julianne Moore

18 febbraio 2015
2.5 di 5
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Il regista Sergei Bodrov mette in scena il romanzo di Joseph Delaney

Il settimo figlio - la recensione del fantasy con Jeff Bridges e Julianne Moore

Dopo aver perso il suo apprendista per mano della perfida strega Malkin, il mago guerriero Gregory individua nel giovane Tom un prossimo candidato: è il settimo figlio di un settimo figlio, quindi essere un mago è nel suo destino. Mentre Malkin raduna le forze del male per impossessarsi di tutto il regno, Tom si divide tra gli insegnamenti di Gregory e l'istinto dettato dalle sue misteriose origini.

Il settimo figlio non è l'adattamento del romanzo omonimo di Orson Scott Card del 1987, bensì si tratta della versione cinematografica di "L'apprendista del mago" di Joseph Delaney, uscito nel 2004. Non arriva in Italia con una gran fama: la Legendary Pictures durante la produzione ha infatti perso l'appoggio distributivo della Warner Bros, rivendendo il film alla Universal. Durante la postproduzione, la società di effetti visivi Rhythm and Hues Studios è inoltre fallita, costringendo la Legendary a sostenerne il team con cinque milioni extra, per consentire loro di terminare il lavoro. Uscito con oltre un anno di ritardo (dicembre 2014 invece dell'ottobre 2013), tra tante recensioni negative d'oltreoceano, Il settimo figlio incuriosisce forse proprio per questa ragione.

Perché se un anziano mentore dinamico e strafottente è interpretato da Jeff Bridges, se la strega villain è Julianne Moore, se il protagonista ha il dinamismo tutto sommato simpatico di Ben Barnes, come mai Il settimo figlio si è candidato al fallimento? Bridges è oggettivamente incapace di non essere un mito carismatico qualsiasi cosa interpreti: non fa eccezione nemmeno il suo Gregory, ed è uno degli elementi che può sostenere la visione anche del più scettico.

Il limite più sostanzioso del Settimo figlio è però nel suo essere una produzione anacronistica, incapace di ricavarsi uno spazio commerciale nel pubblico odierno. Narrativamente è infatti un fantasy molto canonico, privo di sorprese, stereotipato nello svolgimento: un compito che il regista Sergej Bodrov porta a termine senza sbavature ma anche senza estro. Non che sia più piatto di altre massicce produzioni hollywoodiane, ma quelle hanno qualche speranza in più in virtù di marchi prestigiosi (come gli eroi dei cinecomic) a fare da traino e a creare un'aura mitologica a priori.
Nè d'altro canto nel Settimo figlio si sceglie la strada di una rivisitazione del fantasy con un approfondimento spiazzante dei rapporti tra i personaggi: per intenderci, quell'intreccio stratificato che ha reso irresistibile Il trono di spade, evocato inevitabilmente da un piccolo ruolo di Kit Harington, alias Jon Snow in quella serie. Dal momento che Delaney ha scritto addirittura tredici romanzi del proprio ciclo, ci si chiede se una più serrata produzione televisiva avrebbe resto maggiore giustizia al materiale.

Così com'è, Il settimo figlio è un lungometraggio per ragazzi sin troppo onesto e sin troppo timido: un intrattenimento da pomeriggio sul digitale terrestre, che però si autocondanna a critiche, magari anche esagerate, a causa di budget e ambizioni cinematografiche.




  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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