Il ragazzo con la bicicletta - I Dardenne non saltano una tappa

15 maggio 2011
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Con la consueta cifra stilistica improntata ad un taglio pseudo-documentaristico, e invece chiaramente frutto di una grande costruzione formale, i Dardenne raccontano l'ennesima storia disgraziata e tragica della loro carriera

Il ragazzo con la bicicletta - I Dardenne non saltano una tappa

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Il ragazzo con la bicicletta - la recensione del film dei fratelli Dardenne


Anche nel 2011 i fratelli Dardenne tornano in concorso al Festival di Cannes con questo nuovo loro film.
Jean-Pierre e Luc Dardenne sono di quei registi la cui cifra autoriale è non solo immediatamente riconoscibile, ma talmente forte da diventare quasi un limite a sé stessa.
In altre parole: difficile che un film dei fratelli belgi possa spiazzare o sorprendere, né tantomeno conquistare nuove fette di pubblico al di fuori dal gruppo dei loro pur numerosi estimatori.
E la loro ultima fatica, Il ragazzo con bicicletta non sfugge a questa regola.

Con la consueta cifra stilistica improntata ad un taglio pseudo-documentaristico, e invece chiaramente frutto di una grande costruzione formale, i Dardenne raccontano l'ennesima storia disgraziata e tragica della loro carriera: quella di un 11enne ossessionato da un padre (la madre non è dato sapere che fine abbia fatto) che non lo vuole, e che trova il modo di uscire dal'’istituto che lo ospita grazie ad un giovane parrucchiera che lo adotta. Inutile dire che la vita del ragazzino sarà tutt'altro che facile, tra incontri traumatici con il padre, cristi isteriche, rabbia non repressa, l'amicizia pericolosa con un delinquentello della città dove abita.

L'intento dei Dardenne è chiaro: raccontare la parabola di un ragazzo irrequieto e instabile, che attraverso l'amore disinteressato della donna interpretata da Cecile de France trova un nuovo equilibrio e una serenità inaspettata. Altrettanto chiaro, ovvero prevedibile, è però anche il percorso a tappe forzate compiuto all'interno del film dal giovane protagonista, la sua scadenzata mutazione interiore.
Perché la programmaticità teorica ed estetica dei Dardenne rende piuttosto meccanico il procedere degli eventi, annullando il possibile effetto sorpresa da un lato e creando fitro emozionale dall'altro.

Pur cadendo spesso nelle trappole identificative del loro stile - quelle del ricatto morale, del ritratto di personaggi resi sciocchi e irritanti dall'ottusità, della loro personalissima tecnica di spettacolarizzazione del dolore (in questo caso attraverso alcune fastidiose e studiate evidenziature musicali) - ai registi belgi va riconosciuto comunque di aver tentato di un approccio meno catastrofico del solito alla storia e ai personaggi, e di essersi comunque tenuti abbastanza lontani dalle vette negative dell'irritantissimo L'enfant.
Il ragazzo con bicicletta si concede persino un finale ambiguo ma non del tutto privo di ottimismo: per quando il mood generale del film possa legittimare anche chiusure apocalittiche.

E sembra di vederli, i Dardenne, sorriso sulle labbra, consapevoli di quanto la loro personale retorica riuscirà anche in questo caso a far breccia nel cuore dei fan. Degli altri, sembra sentirli pensare, chi se ne importa.


Il ragazzo con la bicicletta
Il trailer del film di Jean-Pierre e Luc Dardenne


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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