Il professor Cenerentolo: recensione della nuova commedia di Leonardo Pieraccioni con Laura Chiatti

03 dicembre 2015
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Un film da bere fresco fresco, hon la hannuccia horta horta, tra eterne cialtronerie italiane e ripartenze renziane.

Il professor Cenerentolo: recensione della nuova commedia di Leonardo Pieraccioni con Laura Chiatti

Un film da bere hon la hannuccia horta horta. Dove metà della popolazione di Ventotene, carceraria e non, parla toscano o meno genericamente fiorentino. D’altronde, non poteva essere diversamente per un Pieraccioni che esce in sala nel pieno dell’era renziana, anche evocata e omaggiata in una battuta sul finale del film: quando, trovandosi di fronte a un energumeno che potrebbe fargli passare un brutto quarto d’ora, ma nato a Rignano sull’Arno, il protagonista gli risponde “Ah, come Renzi.”
Zuccherino, artificiale e chimico come una hoha hola un po’ sgasata; oliato, sgargiante e siliconato come i seni della ragazza che sfila a fianco al Pieraccioni fuori dal carcere in una delle prime scene, Il professor Cenerentoloalla contemporaneità ci si aggrappa come può e sa: voracemente, gaudentemente, e non solo nel richiamo esplicito e conclusivo al Presidente del Consiglio.

Il professore del titolo - che in realtà è un ingegnere, ma nel paese in cui son tutti dottori non si formalizza nessuno - è in galera perché ha tentato una rapina spinto dal bisogno, Solito ignoto del terzo millennio cialtrone e bonario come gli originali monicelliani, ma privo di quella vena acidula che in loro faceva la differenza. E nel nome della correttezza politica, e di quella scorrettezza che diviene invariabilmente eccezione che conferma la regola, nel cast e nella storia del film c’è spazio per un’equa rappresentanza di categorie e minoranze.
Ci sono le donne, tante, dalla Laura Chiatti dal 25% d’invalidità mentale e la sessualità solare e disinibita (ma anche figura angelicata, determinata e risolutrice, alla Boschi), alla figlia del direttore del carcere Flavio Insinna che è giovane, molto smart e pure nera. C’è spazio per i nani (Davide Marotta) che fanno da simpatiche mascotte e non se la prendono per le prese in giro un po’ pesanti e per le obese rumene figlie di ricettatori, destinate a fugaci e comici amplessi con un Massimo Ceccherini che sta al film come a un connivente eversore sulfureo e situazionista al Parlamento. Ci sono i siciliani mafiosi ma dal cuore d’oro e le guardie carcerarie che posson chiudere un occhio, perché suvvia, siamo italiani, siamo tutti sulla stessa barca, mica c’è da fare i gufi e spifferare tutto in giro.

Non ci sono solo, guarda un po’, gli omosessuali: perché Il professor Cenerentolo è comunque un film maschile, anche se mai veramente machista, e incentrato sulla famiglia. Tutto quello che il buon Umberto Massaciuccoli vuole fare, infatti, oltre a infilarsi nelle mutandine di Laura Chiatti (sempre ammesso che le indossi), è riconquistare l’amore e la stima della figlia che non ha più voglia di andarlo a trovare in galera, perché da brava 15enne si vergogna. Umberto capisce, figuriamoci; soffre in silenzio, e troverà (un po’ per caso, un po’ aiutato, da bravo cialtrone) il modo di riconquistarla. Non senza averle intimato prima di stare attenta alle canne che lui stesso testa, con l’immancabile doppia morale tipica del nostro popolo e dei nostri politici.

E nonostante l’uso del drone, sdoganato definitivamente come regalo di Natale per le famiglie italiane che devono rilanciare i consumi grazie agli 80 euro, Il professor Cenerentolo è più commedia dell’arte che cinema; perlomeno rispetto alle precedenti opere di un Pieraccioni che, compiuti i 50 anni di vita e i 20 di regie, dice di sentirsi ancora un cabarettista prestato al grande schermo e di voler uscire (ma senza strappi o rivoluzioni, per carità: bipartizan) dallo stereotipo del bonaccione un po’ ingenuo cui le cose e gli amori van bene suo malgrado.
Che l’Italia è cambiata, e lui con lei: oggi è ora di rimboccarsi le maniche, di fare, di ripartire, di cambiare verso. Sennò si finisce rottamati.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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