Il principe dimenticato: recensione del film per famiglie di Michel Hazanavicius con Omar Sy

03 maggio 2020
2.5 di 5
8

Una favola per ragazzi adatta a tutte le età per il regista vincitore dell'oscar per Quasi amici.

Il principe dimenticato: recensione del film per famiglie di Michel Hazanavicius con Omar Sy

Djibi il giorno è il padre affettuoso della figlia Sofia, di 8 anni. La notte è un principe coraggioso protagonista delle storie che le racconta per farla addormentare. Passano gli anni, e i racconti si fanno sempre più intricati e diventano dei veri kolossal, con un particolare a renderli diversi, senz’altro più magici: sono girate in un mondo colorato che ricorda gli studios alla Parampount dell’epoca d’oro di Hollywood. Questa vita parallela, una vissuta e una raccontata, prosegue per anni, nella periferia parigina in cui il padre/principe lavora in un anonimo parcheggio, con il solo scopo di raccogliere situazioni e immaginario da riconvertire nelle novelle fiabesche notturne. 

Djibi è interpretato da Omar Sy, a sua volta affettuoso padre di cinque figli. La sua vita cambia nel momento in cui Sofia, ormai undicenne, per la prima volta dice cortesemente no alla solita fiaba serale. Un trauma per il padre, che perde il superpotere di principe trovando chiusi gli studi e il racconto finito prima di cominciare. Una sfida non facile, per lui, quella di crescere insieme alla figlia, accettando il senso del tempo che passa per entrambi, e addirittura la possibilità che Sofia, ormai alle medie, posso volere qualcun altro come principe, come il biondino molto trendy che ha conosciuto il primo giorno di scuola.

Il principe si ritrova allora in una sorta di girone dei dimenticati, personaggi così secondari da essere oramai quasi completamente trasparenti e, soprattutto, nessuno si ricorda ormai di loro. Michel Hazanavicius ha diretto una sceneggiatura su commissione, un lavoro per bambini e famiglie particolarmente inedito nel panorama europeo, scritto da Bruno Merle e Noé Debré avendo chiaramente in testa le storie Pixar, con la loro capacità di segnare momenti cruciali di passaggio nella vita sia dei bambini che degli adulti. Del resto è ormai impossibile girare una storia per ragazzi, per non parlare di animazione, senza avere in mente sia i grandi che i piccini. Anzi, ne Il principe dimenticato c’è anche uno spazio tenero dedicato ai nonni. Non siamo dalle parti della qualità Pixar, è ben dirlo, non tanto per ragioni di budget - sono pur sempre stati spesi 20 milioni di dollari -, ma per lo sviluppo piuttosto elementare e prevedibile di premesse senz’altro interessanti e coinvolgenti.

Curiosamente, Hazanavicius si è trovato in qualche modo a girare un altro film che, come The Artist, racconta la necessità di credere nella potenza del racconto, nonostante le fragilità di chi lo fa di mestiere, e l’avanzare del tempo che può facilmente accantonarlo: per l’arrivo del sonoro, o perché una figlia di affaccia alla pubertà. Inevitabile, a proposito della pubertà della protagonista, e dell’accettazione della crescita, pensare a Inside Out, per l’appunto made in Pixar, uno dei capolavori del cinema di questo secolo.

Per Sofia crescere non vuol dire rinnegare le storie, ma costruirsene di proprie, in un film che supera la rottura e ricostruzione su basi diverse del rapporto padre e figlia in maniera un po’ sbrigativa, con la facile parentesi del viaggio nell’oblio del principe, rifugiandosi quindi in una delle storie della buonanotte, non avendo con sé lo spessore per affrontarla nella vita reale. Rimane una cornice, i primi e gli ultimi minuti, senz’altro riuscita, capace di sollevare domande e stimolare discussioni ed emozioni in almeno tre generazioni.

Il principe dimenticato
Il Trailer Ufficiale del Film - HD


  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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