Il primo Natale: la recensione del nuovo film di e con Ficarra e Picone (in viaggio nel tempo)

12 dicembre 2019
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Una favola natalizia che cela sotto la trama temi importanti. Un po' più di coraggio non avrebbe guastato.

Il primo Natale: la recensione del nuovo film di e con Ficarra e Picone (in viaggio nel tempo)

Ficarra e Picone. Salvo e Valentino. Il primo ladruncolo ateo e materialista, ma anche un po' cialtrone, specializzato in arte e arredi sacri. Il secondo prete di provincia ossessionato dall'allestimento del Presepe vivente, e convinto che, più e prima che ogni azione, l'unico modo per risolvere i problemi sia la preghiera.
S'incontrano, si scontrano, rimangono impigliati l'uno all'altro e finiscono in Giudea, proprio alla vigilia nella nascita di Gesù. E siccome per tornare indietro nel futuro, l'unica è chiedere un miracolo alla Madonna, bisogna trovare la Sacra Famiglia, possibilmente prima di Erode.

Il cinema di Ficarra e Picone, e la loro comicità, sono mollemente familiari. Sono garbati e educati in un tempo in cui garbo e educazione sembrano diventati difetti. Sono tutto sommato innocui, inoffensivi, nel senso letterale del termine, quindi incapaci di offendere nessuno (il che, forse, per un comico, non è però esattamente un motivo di vanto).
Ficarra e Picone, in un certo senso, sono la naturale evoluzione di Bud Spencer e Terence Hill, privati delle botte ma dotati di sense of humor cabarettistico, di battute pronte e un po' scontate. Fanno un cinema (nazional)popolare, con il loro intrattenimento stabile e quadrato, ben poggiato sulle fondamenta del mestiere, senza troppe pretese d'innovazione o d'originalità, capace di mettere d'accordo un po' tutti. L'hanno detto proprio loro: questo è un film per laici e credenti, senza distinzioni.

Trama e messinscena di Il primo Natale seguono quindi coordinate semplici, ovvie e prevedibili - quindi rassicuranti. Galleggiano senza darsi troppe ansie sul mare tranquillo di una sufficienza scontata, magari a tratti un po' faticata, ma tutto sommato anche meritata. Per testardaggine, impegno e buone intenzioni, più che per guizzi di talento o slanci di genio.
Difficile volere male a Ficarra e Picone, due che sembrano gli unici capaci di smorzare gli istrionismi di sceneggiatore di Nicola Guaglianone, che ha scritto con loro questo nuovo film e il precedente L'ora legale. Due che la risata non te la strappano, né la pretendono, ma se la conquistano col lavoro, l'umiltà e un pizzico d'intelligenza fin troppo ben dissimulata.

Non nel senso che Il primo Natale sia un film stupido. Nel senso che pare voler quasi minimizzare le cose un poco più serie che nasconde sotto la favoletta natalizia e buonista della trama: dall'evoluzione dei suoi personaggi (non tanto quella del ladro, più ovvia, quanto quella del prete che imparerà che pregare non basta, e che a Dio va data una mano rimboccandosi le maniche per primi) a certi riferimenti alla situazione italiana e mondiale, tra povertà, guerre e rifugiati sui barconi, come testimoniano le primissime immagini del film e la successiva battuta - l'unica scorretta, acida, quasi alla Zalone, presente nel film - pronunciata subito dopo da Ficarra.
Un po' più di coraggio, anche a rischio di far storcere la bocca a qualcuno, per i temi o per lo stile della comicità, non avrebbe fatto male: ma si parla del Natale, e del Natale al cinema, e quindi va così.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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